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Misteriosi angeli bianchi nel Vicentino: la teoria di Sgarbi

Il mistero dei manichini bianchi apparsi nel Vicentino nei primi mesi del 2022: secondo Vittorio Sgarbi potrebbe essere opera del “Banksy vicentino”

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Il mistero degli angeli bianchi

Si infittisce il mistero sugli “angeli bianchi” comparsi ad Arcugnano nei primi mesi del 2022: i due manichini bianchi che hanno fatto la propria comparsa nel piccolo comune in provincia di Vicenza hanno sin da subito attirato l’attenzione dei cittadini, ma anche di videomaker ed esperti d’arte.

Secondo il critico d’arte Vittorio Sgarbi, recentemente intervenuto sulla vicenda, si tratterebbe di un’installazione del “Banksy vicentino”.

Il mistero degli angeli bianchi di Arcugnano

Il primo manichino è comparso, il 16 Gennaio 2022, sulla croce di ferro di una delle torri del paese: l’enorme figura umana è seduta su un braccio della croce e sembra vegliare sul paese.

Nessuna traccia dell’autore né del significato del gesto, che secondo l’opinione più diffusa ha tutta l’aria di un’installazione artistica: pare che il sindaco di Arcugnano Paolo Pellizzari abbia sin da subito invitato l’artista a palesarsi, finora senza risposta.

“Ho cercato di capire chi fosse l’autore, ma è impossibile perché non ci sono indizi” ha dichiarato il sindaco al Corriere del Veneto. L’ipotesi dell’installazione artistica è comunque la più verosimile: “escludo si tratti di una ragazzata” continua il sindaco “perché la sagoma è assicurata con cinghie, in modo che non cada: un progetto ben pensato e realizzato da un professionista. Chiunque sia stato ha dovuto organizzarsi, perché il manichino bianco è collocato a 15 metri d’altezza da terra”.

Nel frattempo, mentre sul web si moltiplicano le reazioni per l’angelo bianco sulla croce di Arcugnano, che vanno dal convinto apprezzamento all’indignazione, il 13 Febbraio fa la sua comparsa un secondo manichino, immerso per metà nelle acque del lago di Fimon.

La sagoma, anche stavolta gigantesca ma dalle fattezze femminili, mostra scritte sulla schiena poche parole, tratte dalla canzone ‘Altrove’ di Morgan: “svincolarsi dalle convinzioni dalle pose e dalle posizioni”. Forse si tratta del primo possibile indizio lasciato dal misterioso autore delle installazioni. Le indagini si intensificano, ed iniziano ad emergere le prime ipotesi sulla natura del gesto.

Il “Banksy vicentino”

Secondo Vittorio Sgarbi, si tratterebbe di un artista che sta usando “anonimato, provocazione e censura” per farsi conoscere: “grazie al mistero, al giallo, si accende la curiosità, si fa parlare di sé, si muove l’attenzione dei media e in questo caso l’autore ha colto nel segno”.

Un’operazione ben riuscita, che come quella dell’artista inglese Banksy – celebre ma senza identità – potrebbe fondare parte del suo significato proprio nell’anonimato.

Secondo Sgarbi l’artista autore degli angeli bianchi “deve trovare come Banksy una sua cifra riconoscibile: prima il manichino in aria, sulla croce, poi in acqua, nel lago, e se lo ha fatto due volte c’è da aspettarsene una terza, una quarta…” sostiene il critico d’arte.

Secondo l’ipotesi di Sgarbi si tratterebbe della “ripetizione locale di Banksy”, la cui opera mostra una direzione chiaramente spirituale: “la trovo un’idea concettuale, per nulla negativa” spiega Sgarbi “un gesto grazioso e situazionista” che rende più viva quella croce di ferro finora “inespressiva”.

Quanto alla liceità del gesto, il “perdono” sembra unanime: “il fatto che l’installazione non sia stata autorizzata ai miei occhi non è un demerito”, sostiene Sgarbi. Sembra pensarla così anche il Sindaco Pellizzari, che a pochi giorni dalla comparsa del primo manichino aveva dichiarato, sempre al Corriere del Veneto, di giudicare l’angelo bianco posato sulla croce di Arcugnano come “una presenza positiva, quasi un guardiano che veglia sulle nostre valli”.

Resta comunque il mistero intorno all’autore delle installazioni: “la ricerca continua” spiega il sindaco, “con indagini tradizionali” che prevedono anche l’acquisizione delle immagini delle telecamere del lago di Fimon. E si cercherà, con l’aiuto dei proprietari delle imbarcazioni, di tracciare un identikit del Banksy vicentino.