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Il Sud Italia si sta spopolando: cosa sta succedendo

Dalle politiche economiche e sociali al turismo, il Sud Italia non segna alcuna ripresa da anni a questa parte, e ora si sta spopolando: l'analisi

Palermo

Dai piccoli paesini alle grandi città, nel Meridione è in atto un ampio fenomeno di spopolamento che dovrebbe destare preoccupazione. A dare l’allarme è l’ultimo rapporto Svimez, condotto da un’associazione che promuove lo studio delle condizioni economiche e sociali del Sud Italia: secondo le proiezioni, da qui al 2080 la popolazione al di sotto del Lazio scenderà di altri 8 milioni di residenti, raggiungendo quindi quasi la metà degli abitanti attuali. Si tratta di un processo che ha avuto inizio molti anni fa, ma che di recente ha visto accelerare notevolmente la sua crescita. Quali sono le cause dello spopolamento e gli interventi per ridurre questo fenomeno?

Lo spopolamento del Sud Italia: i dati

Ancora qualche decennio, e la popolazione del Mezzogiorno sarà ridotta della metà: è questa la preoccupante stima proveniente dal rapporto Svimez 2023, che fotografa una realtà da non sottovalutare. Lo spopolamento delle regioni del Sud Italia è in corso da tantissimo tempo, e negli ultimi 20 anni l’area ha perso circa 1,1 milioni di abitanti. Il fenomeno, dunque, vivrà un netto acceleramento in un futuro che, a quanto pare, non è affatto molto lontano. Si parla, in base alle previsioni, di un esodo che triplicherà la sua velocità nei prossimi anni.

Uno dei dati più allarmanti riguarda non solo la quantità di persone che se ne stanno andando (e che continueranno ad andarsene), ma anche la qualità: finora, l’esodo verso le regioni del Nord riguardava “solo” per il 26% giovani laureati in cerca di un’occupazione migliore. Nel 2022, questa percentuale è quasi raddoppiata, con il 42% dei 63mila giovani emigrati al Settentrione che ha una laurea.

Le cause (e i progetti mai andati in porto)

A cosa è dovuto questo rapido spopolamento del Meridione, e quali sono le iniziative volte a ridurre il divario tra Nord e Sud? Non si tratta solamente di un problema culturale, bensì di una questione economica e sociale che sembra non avere eguali in altri Paesi europei. Il rapporto Svimez evidenzia come il numero di persone che vivono in povertà assoluta sia cresciuto di ben 250mila unità al Sud, mentre al Centro e al Nord si registra un calo di 157mila unità.

L’occupazione continua ad essere uno dei problemi principali, con un rapido e costante calo del lavoro nei più importanti settori che da sempre caratterizzano l’economia del Sud, tra cui quello manifatturiero. E a poco sembrano valere le rare eccezioni, come la presenza di nuove imprese giovani e rivolte al soddisfacimento delle grandi esigenze del futuro, come il contrasto del cambiamento climatico e la transizione green.

Strettamente legata è anche la questione sociale, ad esempio, dell’occupazione femminile. Anche qui il divario tra Nord e Sud è enorme, con le regioni del Meridione che, tra i tanti problemi irrisolti, sembra non riuscire a far fronte all’esigenza di nuovi posti negli asili nido, per incentivare le mamme a tornare al lavoro. Basti pensare che, anche riuscendo a realizzare i progetti attualmente in piano per aumentare i servizi essenziali, in alcune città del Sud si resterebbe ancora ad uno scoraggiante 30% di posti liberi negli asili nido rispetto al totale dei bambini residenti al di sotto dei 3 anni di età.

Da ultimo il turismo, che da sempre traina l’economia del Mezzogiorno, e che nel post-pandemia non riesce a recuperare il gap: le presenze si attestano ad una media di 4,3 turisti per abitante nelle regioni del Sud, ben al di sotto dei numeri che si registrano nel resto d’Europa. Cosa si sta facendo per contrastare lo spopolamento? Al di là di piccole iniziative (come quella delle case a 1 euro in svariati borghi d’Italia), la grande occasione è arrivata con il PNRR – piano nazionale di ripresa e resilienza – che ha stanziato oltre 215 miliardi di euro per porre fine a questi divari. Ma, a quanto pare, si è trattato di un’occasione sprecata.