Tre locali italiani da “vedere prima di morire” nella guida internazionale

Nella guida ai 150 locali da vedere prima di morire, tre sono italiani. E, tra loro, uno è una vera sorpresa.

150 Bars You Need To Visit Before You Die”, i 150 bar che bisogna vedere prima di morire: è questo il titolo di un originale libro appena pubblicato, e destinato alle librerie di tutto il mondo. Scritto da Jurgen Lijcops – con oltre trent’anni d’esperienza nel mondo dei bar e della ristorazione, e un curriculum che l’ha visto all’opera in molti ristoranti stellati prima di aprire il suo cocktail bar ad Anversa -, il libro raccoglie locali di ogni angolo del Pianeta, scelti non solamente per la qualità dei loro drink ma anche sulla base della storia che hanno da raccontare.

All’interno della pubblicazione, in un mix tra la curiosità storica e la cultura del bere bene, trovano posto tre locali italiani. Si va dal famosissimo Harry’s Bar di Venezia (in calle Vallaresso), sino al The Jerry Thomas Project, nel cuore di Roma, e – soprattutto – sino al meno noto Mr Simon. Sito a Udine, il Mr Simon è un “secret bar”, il primo aperto in città. Cosa significa? Che per accedervi bisogna conoscere l’indirizzo e il codice d’accesso, da digitare sul vecchio telefono appeso fuori dal locale: non ci sono dunque portoni o insegne, ma solamente una porta anonima nascosta dietro un magazzino di scope. Una volta varcata la sua sua soglia, si viene avvolti da un’atmosfera rilassata e bohémien che ricorda Il Grande Gatsby. È un locale unico, Mr Simon. E regala l’illusione di trovarsi proprio nel salotto di Simon, un luogo di specchi, di luci soffuse, di velluti colorati. E di cocktail, creati secondo l’ispirazione del momento o “rubati” dai menù scovati in giro per il mondo.

Mr Simon

È invece, l’Harry’s Bar di Venezia, un locale storico. A tal punto da essere dichiarato, nel 2001, parte del patrimonio nazionale dal Ministero dei Beni Culturali. Fondato nel 1931 da Giuseppe Cipriani, deve il suo nome allo studente statunitense Harry Pickering; trasferitosi a Venezia negli anni Venti per curarsi da un inizio di alcolismo, insieme ad una zia, fu da questa abbandonato a seguito di un litigio. Cipriani, che a quel tempo lavorava come barman all’Hotel Europa & Britannia, impietosito gli prestò 10.000 lire per permettergli di tornare a casa. Due anni dopo, il giovane tornò e – per ringraziarlo – lo ricompensò con 30.000 lire, affinché potesse aprire un locale tutto suo. Inizialmente, l’Harry’s Bar non era collegato a Piazza San Marco dal ponte che oggi si percorre: i suoi avventori dovevano raggiungerlo consapevolmente, il che lo rese il locale preferito dall’aristocrazia e dagli intellettuali. Il suo cocktail simbolo? Il Bellini.

Harry-s-Bar-di-Venezia

Il The Jerry Thomas Project, invece, nasce da una ben precisa volontà: riportare in auge uno stile di miscelazione ormai dimenticato. Primo “secret bar” d’Italia, fin dalla sua nascita – nel 2010 – si pone come un piccolo club a disposizione di bartender, appassionati e curiosi, per sperimentare e condividere esperienze. Da anni inserito tra i “50 World Best Bar” (i 50 bar migliori del mondo), nel 2013 ha visto la nascita del “Vermouth del Professore”, il primo dei prodotti nati dalla collaborazione con le Distillerie Quaglia.

The-Jerry-Thomas-Project

Sono dunque tre locali, questi, che dell’Italia sono tre eccellenze. E che – secondo l’autorevole guida, acquistabile su Amazon – non si può non visitare, prima di morire.

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