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Il telefono del vento a Pisa: serve a parlare con chi non c'è più

A Pisa è arrivato il telefono del vento: serve per parlare con chi non c'è più. L'idea è nata prendendo ispirazione da un'iniziativa del Giappone

Telefono vintage

In Italia c’è un luogo dove parlare, simbolicamente, con i propri cari scomparsi: è il telefono del vento, custodito all’interno di una cabina telefonica senza fili situata in cima a una collina a San Pietro Belvedere, località situata nel comune di Capannoli, in provincia di Pisa.

La posizione è molto suggestiva: il colle è alto qualche decina di metri e consente di vedere tutti i paesi circostanti: la cabina è in legno e tinta di bianco. Al suo interno un telefono senza fili che serve a parlare con i propri cari che non ci sono più: un modo per sentirsi più vicini a chi ha lasciato questa terra e anche un’occasione per lasciarsi andare e pronunciare parole mai dette.

In Italia è arrivato il telefono del vento

L’idea di portare il telefono del vento a Capannoli è stata di Marco Vanni, fotografo della zona di Pisa e direttore artistico dell’associazione Life for Music: l’ispirazione è arrivata da un’iniziativa lanciata in Giappone, dove venne costruita la cabina nel 2010 da Sasaki Itaru dopo la morte di suo cugino.

La cabina giapponese divenne un’icona in seguito al tremendo tsunami che ha colpito il Paese nel 2011: migliaia di giapponesi, da allora, la visitano per ricordare i loro cari scomparsi. In Italia è stata resa famosa dal romanzo “Quel che affidiamo al vento” di Laura Imai Messina.

Dell’iniziativa di Capannoli, l’ideatore Marco Vanni ha parlato così: “Ho pensato a un telefono 2.0 – le parole di Vanni riportate da Repubblica – si può parlare con i propri cari, lasciar loro un messaggio che il vento porterà via, come i messaggi in bottiglia dei romanzi o dei film. Ma c’è di più, si può pure usare la cabina per sfogarsi, lanciare appelli, aprire il proprio cuore e mostrare la propria sensibilità. Perché parlare solo con chi non c’è più? È bene parlare con se stessi, affidare al vento le proprie parole”.

Un modo per parlare con i cari scomparsi

Vanni ha spiegato anche che “la cabina è in legno, realizzata per essere parte dell’ambiente e rispettarlo”. L’inaugurazione è avvenuta il 21 dicembre, una data non casuale: è stato scelto il solstizio d’inverno come giorno simbolico “perché la luce vince sulle tenebre e il sole risale verso l’orizzonte”.

Marco Vanni ha poi raccontato che c’è la volontà di organizzare eventi e iniziative nei pressi della cabina del vento di Capannoli. Il fotografo, inoltre, ha rivelato che l’iniziativa ha fatto breccia nel cuore di molti e potrebbe essere replicata in altre zone d’Italia, intenzionate a seguire le orme di quanto successo in Toscana: “In tanti vogliono replicarla, mi hanno contattato da Macerata e sono contento, non me l’aspettavo”.

Telefoni simili, oltre a Capannoli, sono comparsi qualche tempo fa anche ad Alzano Lombardo, comune della provincia di Bergamo, e a Cogoleto, a due passi da Genova, quest’ultima eletta una delle città più digitali d’Italia. Alla base c’è sempre la stessa idea di fondo: trovare un modo per potersi riavvicinare, idealmente, a persone scomparse. Un modo per provare a combattere la nostalgia o per tenere vivo il ricordo di amici e familiari.