Il caso della pala d'altare del 1585 che stava lasciando l'Italia

La Galleria degli Uffizi ha fermato l'esportazione di una pala d'altare del 1585: fu voluta da San Carlo Borromeo per la cappella di famiglia a Milano

Nuova importante acquisizione per gli Uffizi

Singolare vicenda quella dell’acquisizione, da parte del museo degli Uffizi, di una pala d’altare datata 1585. Il grande dipinto, raffigurante San Paolo, stava per lasciare l’Italia dopo essere stato venduto all’asta: la vendita è stata bloccata grazie a un’operazione congiunta di Soprintendenza di Genova e Gallerie degli Uffizi, che hanno acquisito la pala.

La tela voluta da Borromeo per Santa Maria delle Grazie a Milano

La tentata vendita dell’opera è stata probabilmente frutto di un errore. Sono state le ricerche di un giovane specialista, Agostino Allegri, a svelare la natura dell’imponente tela: l’attribuzione al fiammingo Pietro Candido indicata nei documenti d’asta, secondo il ricercatore, era infatti piuttosto inattendibile. 

Il dipinto “è stato ideato da uno dei maggiori seguaci di Michelangelo, Pellegrino Tibaldi, che la eseguì insieme a Giovanni Pietro Gnocchi”, e si trovava nella Cappella Borromeo della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano.

La tela raffigura San Paolo a figura intera, riconoscibile dal classico attributo della spada, a fianco di uno scrittoio che riporta la data 1585. Nelle parole del direttore degli Uffizi Eike Schmidt si tratta di “un autentico capolavoro” capace di portare alla luce “un intero capitolo della storia dell’arte della Controriforma a Milano”. 

Come rivelato dalle recenti indagini sull’origine della pala d’altare, nel 1585 gli eredi di San Carlo Borromeo stipularono un accordo con Giovanni Pietro Gnocchi, allievo milanese di Pellegrino Tibaldi, perché provvedesse a decorare la cappella di famiglia. Nei documenti è scritto che lo Gnocchi avrebbe dovuto eseguire una pala raffigurante San Paolo, su bozzetti del maestro Tibaldi, proprio per l’altare della cappella.

La presenza della pala all’interno della Cappella Borromeo è documentata già dal 1587, nelle rime del letterato milanese Giovanni Paolo Lomazzo.

Secondo le ricerche di Allegri, la tela fu spostata dall’originaria collocazione all’inizio dell’Ottocento, evitando così i bombardamenti che interessarono la chiesa di Santa Maria delle Grazie nel 1943. 

La pala sarà presto esposta agli Uffizi

Il direttore degli Uffizi Eike Schmidt ha affermato che l’acquisizione è stata possibile solo grazie all’unione di forze tra le istituzioni dello Stato, “le indagini di Agostino Allegri e i contatti tra studiosi e specialisti”, che hanno letteralmente “fatto salvare dalla dispersione all’estero” quello che è definito più volte come un capolavoro. 

Il grande dipinto raffigurante San Paolo è stato così bloccato, su richiesta del museo fiorentino, dall’Ufficio Esportazione della Soprintendenza di Genova ed acquisito dalla Direzione Generale Archeologia Belle Arti Paesaggio perché entrasse a far parte della collezione degli Uffizi a Firenze.

L’opera, spiegano dagli Uffizi, “verrà prossimamente esposta al primo piano del museo, negli ambienti dedicati al Cinquecento, inserendosi nella polifonia di voci della pittura della Controriforma in Italia”.

Giovanni Agosti, professore di Storia dell’arte moderna all’Università degli Studi di Milano, di cui il ricercatore Agostino Allegri è allievo, afferma che “sarebbe bello vedere il San Paolo accanto alla Crocifissione di Bernardino Campi e alla pala di Gerolamo Figino, entrambe milanesi ed entrambe degli Uffizi fin dalla fine del Settecento”.

Il direttore delle Gallerie degli Uffizi ricorda che “riconoscere la qualità di un dipinto e impedire che lasci l’Italia è parte del lavoro di tutela cui è chiamato il personale dello Stato”, ed aggiunge: “scoprirne così velocemente la provenienza e poter ricostruire l’intera vicenda storica di committenza e di esecuzione, è un caso fortunato e nello stesso tempo rarissimo”.