Nei centri di ricerca di Pontedera nascono piante-robot e sensori che sentono le carezze

Presso il centro di micro bio robotica di Pontedera le innovazioni tecnologiche oltrepassano i confini della fantascienza

Nei centri di ricerca di Pontedera nascono piante-robot e sensori che sentono le carezze Il futuro è già qui. Mese dopo mese, le numerose innovazioni tecnologiche applicate alla robotica assottigliano i confini tra realtà e immaginazione. I ricercatori del Centro di Micro-biorobotica dell’Istituto Italiano di Tecnologia, che ha sede a Pontedera, in provincia di Pisa, sono all’avanguardia mondiale per la creazione di piccoli robot e sensori rivoluzionari che potrebbero modificare radicalmente il nostro stile di vita.

Si è partiti dall’osservazione delle piante, dei loro cicli di vita, dei movimenti impercettibili che attuano nell’ambiente, che possono passare inosservati, ma che agiscono in maniera determinante nelle nostre vite, per poi passare a un idea geniale.  Replicare le qualità dei vegetali in modo da poter utilizzare piante robot per le finalità più diverse: razionalizzare i fertilizzanti soltanto quando servono, salvare persone rimaste intrappolate sotto le macerie, utilizzarli come piccoli endoscopi intelligenti capaci di raggiungere punti del corpo umano affetti da malattie e persino tramutarsi in microscopici astronauti, capaci di esplorare l’infinità dello spazio senza il rischio di mettere a repentaglio delle vite umane. Possibilità tutt’altro che fantascientifiche, ormai a portata di mano.

Tre anni fa questi obiettivi sembravano soltanto un sogno, oggi invece siamo molto più vicini a degli sviluppi rivoluzionari, spiega con ottimismo Barabara Mazzolai, coordinatrice del centro. La principale difficoltà riscontrata dal centro di ricerca di Pontedera è stata convincere la Commissione Europea a investire milioni di euro per ricerche su dei robot che apparentemente sono immobili e quindi a una prima occhiata presumibilmente inutili. Ma la lungimiranza ha prevalso e oggi il progetto Plantoid, costato due milioni di euro, ha mostrato, letteralmente, i suoi frutti, attraverso la realizzazione del primo robot al mondo che cresce e si comporta come se fosse una pianta vera.

Il cervello di questi gioielli delle tecnologia è situato nelle radici artificiali, i numerosi sensori applicati alle estremità sono in grado di crescere in profondità aggirando gli ostacoli, individuare i nutrienti che servono alla crescita e scartare le sostanze tossiche, proprio come fa una pianta normale. La crescita delle radici avviene tramite minuscoli stampanti 3D che permettono alle radici di crescere in profondità.

Queste capacità potranno essere molto utili nel mondo dell’agricoltura, oggi analizzare i terreni risulta essere  costoso ed è possibile farlo soltanto con terreno raccolto a campione. Con queste piante robot invece è possibile andare a caccia di materiali inquinanti o fornire analisi chimiche accurate dei terreni in modo da razionalizzare l’utilizzo di fertilizzanti.

Anche il nuovo sensore tattile “soft”, capace di rilevare l’intensità della forza e la direzione spaziale da cui ha origine, è un altro piccolo miracolo della tecnica che potrà presto rivoluzionare il mondo del “touch”. Il sensore è capace di reagire sia al tocco di una piuma che a una sollecitazione più violenta, innovazioni che potrebbero essere sfruttate per rendere ancora più interattivo il rapporto tra le macchine e l’uomo, con messaggi sempre più precisi da comunicare ad automobili o elettrodomestici, o anche essere utilizzato per tessuti intelligenti in grado di leggere i parametri vitali o addirittura, in un futuro neanche tanto lontano, restituire il senso del tatto tramite protesi di mano intelligenti.

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