La Juta dei femminielli, la processione del mondo LGBT al Santuario di Montevergine

Il 2 febbraio,gay, bisessuali, trans e femminielli si inerpicano a Montevergine per salutare Mamma Schiavona, la madonna della comunità LGBT

Sacro e profano si mescolano a Montevergine nella tradizionale juta dei femminielli”, la processione che ogni 2 febbraio vede il percorso che si inerpica verso il Santuario di Montevergine,  in provincia di Avellino, colorarsi di inni sacri e motti licenziosi, casti veli e vesti colorate, anziane devote del culto mariano ed esuberanti “femminielli“, gli omosessuali della provincia della Campania, e non solo, dalla spiccata espressività femminile.

La vetta che sovrasta Mercogliano, località avellinese nota per la sua clinica cardiologica, si popola fin dalle prime ore del mattino di devoti fedeli alla Madonna che si mescolano con lesbiche, gay, bisessuali e trasgender. L’universo arcobaleno della comunità LGBT si dà appuntamento a 1.500 metri d’altezza, nel clima gelido di febbraio, per  rendere omaggio a “Mamma Schiavona” la Madonna nera di Montevergine considerata la protettrice di tutte le minoranze sessuali.

La tradizionale processione affonda radici nell’antico culto della dea Cibile. A poca distanza dal santuario, sul Monte Partenio esistevano dei templi dedicati all’antica dea della fertilità e qui i Coribanti, i sacerdoti eunuchi, danzavano in onore della dea per propiziarsi fertilità e ricchezza. I più coraggiosi si eviravano in suo onore, donando il proprio sesso alla dea e iniziando così una nuova vita vestendosi da donna con tessuti dai colori sgargianti che mostravano con orgoglio in paese con balli e danze lascive, in una sorta di Gay Pride ante-litteram.

Nel tempo il legame si è modificato, senza mai incrinarsi. Risale al 1256 la leggenda del salvataggio di due giovani omosessuali operato dalla Vergine per salvare una coppia destinata a morte certa. La relazione aveva creato scandalo in paese e fu deciso di legarli a un albero a morire di stenti. Ma la Madonna intervenne, salvando la coppia con un atto misericordioso e di profonda inclusione. La Mamma Schiavona “che tutto concede e tutto perdona” da allora è reputata la protettrice di tutto l’universo LGBT.

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