Dai bar ai ristoranti: le proposte di Italian Hospitality Network

Italian Hospitality Network dà voce agli operatori del mondo dell'ospitalità, avanzando proposte alle istituzioni per ripartire dopo il lockdown

Con l’inizio della Fase 2 dell’emergenza Coronavirus, il mondo della ristorazione prova a ripartire dopo più di due mesi di chiusura forzata.

Per questo, a Roma, si è costituito un gruppo di oltre 500 ristoratori che hanno deciso di unirsi al fine di dare voce e sostegno alla categoria, creando azioni condivise e unitarie per riaprire e trovare delle strade alternative.

Nasce così Italian Hospitality Network che, attraverso un vero e proprio manifesto, si pone l’obiettivo di difendere la tradizione secolare dell’Italia legata all’ospitalità, avanzando delle proposte alle varie istituzioni per ripartire dopo la prima fase dell’emergenza Covid-19 caratterizzata dal lockdown.

Italian Hospitality Network si fa portavoce di ristoranti, bar, pub e locali di Roma e d’Italia, alle prese con una ripartenza che rischia di non sortire gli effetti sperati. Il settore della ristorazione è centrale nell’economia italiana: genera un indotto che contribuisce alla realizzazione dei servizi coinvolgendo diversi comparti, da quello agricolo ai fornitori, passando per le grandi aziende fino ad arrivare ai professionisti.

Attraverso il manifesto, Italian Hospitality Network, avanza delle proposte costruttive alle istituzioni italiane per ripartire dopo due mesi di stop causati dalla diffusione del Coronavirus. Al Governo si chiede, tra le altre cose, la cancellazione delle imposte nazionali e locali pertinenti, il prolungamento della cassa integrazione straordinaria per il personale, la sospensione di muti, leasing e noleggi operativi e l’armonizzazione delle regole per l’accesso al credito.

Tra le tante proposte, da segnalare anche quella di estendere a tutto il comparto della ristorazione la possibilità di effettuare il servizio di asporto e l’instaurazione di uno Scudo Penale a tutela dei commercianti.

Alla Regione Lazio, invece, si chiede la possibilità di includere i rappresentanti degli imprenditori nel tavoli che trattano la programmazione dei protocolli di sicurezza, la sospensione delle imposte regionali riguardanti il commercio per tutto il 2020 e l’istituzione di un “tavolo di confronto” che comprenda le aziende che effettuano il servizio di delivery.

Proposte concrete per far ripartire un settore trainante per tutta l’economia italiana. A queste si aggiungono anche le richieste al Comune di Roma, come l’istituzione di un “tavolo comunale permanente” sulla vita notturna, con la partecipazione delle istituzioni e delle rappresentanze degli imprenditori e la semplificazione delle procedure amministrative per ottenere le autorizzazioni necessarie allo svolgimento del sistema di delivery.

A tal proposito, alcuni rappresentanti di Italian Hospitality Network sono stati accolti in piazza del Campidoglio dal sindaco di Roma Virginia Raggi: un incontro che è servito per spiegare alla prima cittadina della Capitale le esigenze di ristoratori, bartender e imprenditori per ripartire nella Fase 2 dell’emergenza Coronavirus.

A Roma, inoltre, c’è stata anche una protesta da parte degli chef romani, che hanno manifestato con tanto di ‘lutto’ al braccio davanti al Pantheon di Rona contro la mancanza di regole certe fissate dal Governo per la riapertura in sicurezza dei ristoranti in questa Fase 2.

La manifestazione è stata organizzata da MIO, il Movimento Imprese Ospitalità, e da IHN, Italian Hospitality Network. La protesta è stata aperta dalle note de “Il silenzio” suonato da un trombettista.