Invasione di topi in Friuli: ecco il motivo

In Friuli Venezia Giulia è allarme per la presenza di arvicoli, ovvero piccoli topolini che stanno invadendo le foreste i sentieri della regione

In queste ultime due settimane in Friuli Venezia Giulia si sta registrando una singolare diffusione di topi soprattutto nelle zone montane e in prossimità di foreste e sentieri.

La diffusione di topi in Friuli Venezia Giulia

La proliferazione di topi che sta creando allarme in Friuli Venezia Giulia sta interessando principalmente la zona della Carnia, del Tarvisiano e le aree al confine con la Slovenia. Pare si tratti di arvicoli, ovvero roditori che fanno parte della famiglia dei criceti, che sono stati avvistati nelle zone boschive e lungo i sentieri. Rispetto al passato, poi, quando i topi erano considerati animali timorosi che scappavano alla presenza dell’uomo, ora questa specie di roditori sembra diventata più “impavida”.

L’ambiente friulano sembra si sia dimostrato particolarmente favorevole alla presenza di questi topolini e il fatto è stato segnalato anche alla Regione. Qualche settimana fa si era registrato anche in Veneto un misterioso quanto inquietante fenomeno che vedeva il ritrovamento di numerosi topi di campagna senza vita. L’episodio aveva lasciato spazio a numerose ipotesi tra cui quella del suicidio di massa, dato che erano state escluse cause di natura batterica o virale.

L’aumento demografico di una specie non è un evento particolare o insolito, riguarda spesso molte specie di roditori e viene chiamata scientificamente “pullulazione”. Tuttavia secondo gli esperti è importante comprendere e analizzare il perché di questo fenomeno e capire quali siano le sue cause.

Le cause delle proliferazione di topi in Friuli

Secondo delle prime ipotesi il proliferare di ratti in Friuli e in Slovenia è dovuta ad una concomitanza di fattori a loro positivi. In particolare le motivazioni principali sono da ricercare nei cambiamenti climatici. Carlo Gerini, gestore del rifugio Edelweiss affacciato sui laghi di Fusine (provincia di Udine), sostiene che la loro presenza sarebbe causata dall’alto numero di faggi (Fagus sylvatica). Il faggio, infatti, è un albero che sta gradualmente sostituendo abeti e pini e si presenta come produttore di “faggiole”, ovvero semi che nutrono questi roditori. Questa, però, non sarebbe l’unica motivazione. Le copiose nevicate dello scorso inverno, infatti, avrebbero permesso ai topolini di nascondersi dai loro predatori sotto il manto nevoso e di potersi così salvaguardare in grande numero.