Gibellina, la città scomparsa: un'opera d'arte la ricorda

Il Cretto di Alberto Burri è un'opera d'arte che ricorda la città di Gibellina, che scomparì dopo il terremoto del Belice nel 1968

Gibellina, la città scomparsa: un'opera d'arte la ricorda

Forse non tutti sanno che in Sicilia c’è una città scomparsa, che ormai non esiste più, ma il cui ricordo è conservato grazie a un’opera d’arte. La città di cui si parla è Gibellina, colpita, nella notte fra il 14 e il 15 gennaio del 1968, da un violento terremoto (il terremoto del Belice) che provocò centinaia di morti e feriti e decine di migliaia di sfollati.

Diversi furono i paesi ridotti in macerie. Tra questi anche Gibellina, un borgo di montagna in provincia di Trapani che ora, anziché persone, ospita una delle più grandi opere di Land Art al mondo: il Cretto di Alberto Burri.

Si tratta di una tomba di cemento grande 8 mila metri quadrati, realizzata in gran parte tra il 1984 e il 1989 ma completata solo nel 2015. Vista dall’alto, sembra un enorme foglio bianco con dei lunghi solchi, che ricopre le macerie della vecchia città. Ogni fenditura è larga dai 2 ai 3 metri e divide la vasta distesa di cemento in blocchi, alti circa un metro e sessanta.

Il Cretto di Burri è raggiungibile percorrendo la Strada statale 119 di Gibellina nel tratto che interseca la Riserva naturale integrale Grotta di Santa Ninfa, tra l’omonima cittadina e il paese di Salaparuta. In alternativa, è possibile raggiungerlo percorrendo l’Autostrada A29 in direzione Mazara del Vallo.

A pochi chilometri di distanza dall’opera d’arte di Alberto Burri ora sorge Gibellina Nuova, la nuova città che ha dato la possibilità agli sfollati di ricominciare a vivere dopo il violento terremoto che rase al suolo il borgo di montagna.

Anche Gibellina Nuova, che si trova in linea d’aria a circa 11 chilometri dalla vecchia città, nacque nel segno dell’arte, grazie all’allora sindaco Ludovico Corrao che decise di realizzare un laboratorio a cielo aperto grazie al contributo di artisti, architetti e artigiani e al sostegno di intellettuali (tra cui Sciascia).

Tra gli edifici meritevoli di una menzione speciale spiccano la Chiesa Sferica di Ludovico Quaroni, il Giardino Segreto di Francesco Venezia (che racchiude la facciata della cattedrale terremotata), Meeting (la scultura-edificio polivalente di Pietro Consagra), il Sistema delle piazze (cinque collegate fra loro) di Laura Thermes e Franco Purini e il Municipio di Vittorio Gregotti e Giuseppe Samonà.