L’astrologia nascosta sul portale della Basilica di San Marco

In mostra a Venezia un’inedita visione del portale maggiore della Basilica di San Marco: nel 200, illuminato dal sole, mostrava una mappa del firmamento

Ipotesi astrologica per la Basilica di San Marco

La Basilica di San Marco incanta ogni anno turisti di tutto il mondo, ed è il centro architettonico e storico-artistico della città di Venezia.

La “cattedrale di pirati arricchita dalle spoglie dell’universo” – così la definì lo scrittore Théophile Gautier – si arricchisce oggi di un’ipotesi di grande fascino, in mostra fino al Gennaio 2022 al Magazzino del Sale, nel sestiere di Dorsoduro, a Venezia.

La Basilica di San Marco e l’astrologia

Secondo gli studi della dottoressa Gloria Vallese, professoressa di Elementi di iconologia e iconografia all’Accademia di Belle Arti di Venezia e curatrice della mostra, l’arcone del portale maggiore della Basilica mostrava nel Duecento un’accurata mappa del firmamento.

Nel XIII secolo, epoca cui risale il portale maggiore di San Marco, chi giungeva al porto antico della Serenissima conosceva bene la posizione delle stelle, allora unico riferimento per orientarsi in mare.

L’arcone inferiore del portale presenta, all’interno del cosiddetto Ciclo dei Mesi, una chiara rappresentazione delle costellazioni per come si presentavano nel cielo dell’epoca.

Come spiega Vallese a Repubblica “si potevano riconoscere senza difficoltà le costellazioni che servivano come punto di riferimento ai navigatori”.

“Dobbiamo pensare che quando è stato realizzato l’arcone inferiore del portale maggiore, quello con il Ciclo dei Mesi, siamo attorno alla metà del 1200” spiega Vallese “e il cielo si vedeva in tutta la sua chiarezza”.

Restano poche tracce di come doveva apparire il portale nell’epoca in cui fu ultimato, arricchito da policromie perdute e superfici trattate a sembrare velluto, ma restano i segni di una piccolissima applicazione metallica a nutrire un’ipotesi affascinante quanto evocativa.

Sono ancora visibili le tracce di una stellina in metallo sul naso di una rappresentazione scolpita nel bassorilievo: secondo l’ipotesi si tratta di una delle tante applicazioni metalliche che, illuminate dal sole dell’alba e del tramonto, mostravano luccicando ai passanti la mappa del firmamento.

Le formelle dell’arcone che rappresentano il Ciclo dei Mesi, dunque, avrebbero ospitato anche le relative costellazioni osservabili da navigatori e viaggiatori in quel periodo: non a caso la figura riconosciuta da Vallese come Andromeda si troverebbe proprio nella formella tra i mesi di Novembre e Dicembre, periodo in cui è ben visibile dalla Terra.

La mostra: “Esplorazioni, iconografia e astronomia a San Marco nel ’200”

La mostra, visitabile sino a Gennaio presso il Magazzino del Sale, è pensata per aiutare il pubblico ad immaginare quale fosse l’aspetto del portale di San Marco nel Duecento, quando la mappa del firmamento illuminava il Ciclo dei Mesi scolpito nell’intradosso del secondo arco.

Il Ciclo dei Mesi di San Marco, un esempio unico di commistione tra cultura figurativa bizantina ed ispirazioni ellenistico-romane, rivive quindi nel progetto dell’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Dopo una mostra del 2016 dedicata all’Arco del Firmamento, “Stelle e viaggi 2. Esplorazioni, iconografia e astronomia a San Marco nel ’200” accompagna il pubblico attraverso un inedito viaggio nel tempo reso possibile da ricostruzioni 3D, ologrammi ed elaborazioni video.

Sarà possibile tornare a vedere l’effetto dei punti metallici sull’arcone per come appariva all’alba e al tramonto, nel momento in cui diventava la rappresentazione delle costellazioni agli occhi di veneziani e viaggiatori.

Animazioni ed ologrammi traducono i bassorilievi dell’arcone nelle immagini animate del cielo stellato nei mesi dell’anno, mentre le opere dell’artista Resi Giraldello, ex allieva dell’Accademia, guidano i visitatori attraverso le figure che animano il percorso espositivo.