Vulci, scoperta la tomba di un bambino guerriero

Gli scavi nell'area della necropoli di Poggetto Mengarelli a Vulci hanno portato alla luce la tomba di un bambino etrusco risalente a 2.700 anni fa

 

Vulci, scoperta la tomba di un bambino guerriero

Con la riapertura del Parco Naturalistico Archeologico di Vulci, nella Maremma Tosco-Laziale, a pochi chilometri da Viterbo, sono ripresi anche i lavori di scavo nella necropoli di Poggetto Mengarelli, che hanno condotto a un’importante scoperta.

Gli archeologi hanno, infatti, portato alla luce la tomba di un bambino, probabilmente un giovane membro dell’aristocrazia etrusca di Vulci, datata tra l’VIII e il VII secolo a.C.

Il monumento funerario è del tipo a fossa profonda e contiene un sarcofago in tufo rosso, chiuso da un coperchio ricavato da un unico blocco monolitico. Al suo interno è stato rinvenuto un ricco corredo funerario che contiene anche piccoli oggetti personali, tra cui una corta lancia di ferro.

Da qui l’ipotesi della sepoltura di un maschio, più probabilmente di un bambino ‘guerriero’, viste le esigue dimensioni di alcune ossa che risultano combuste a causa del rito incineratorio al quale il piccolo scheletro è stato sottoposto circa 2.700 anni fa.

Tra i pezzi di maggior rilievo del corredo funerario spicca un’anfora in argilla figulina, con delle particolari decorazioni geometriche a forma di piccole brocche applicate sulla parte più alta.

Per gli archeologi si tratta di una forma molto rara che trova un confronto interessante, anche se stilisticamente inferiore, con un esemplare proveniente dalla cosiddetta “Tomba C” di Mandrione di Cavalupo, conservata presso il Museo della Badia di Vulci. L’unico altro reperto che presenta un apparato decorativo simile è un cratere, anch’esso rinvenuto a Vulci, oggi esposto al Museo del Louvre.

Tra i manufatti rinvenuti, c’è anche una situla, ovvero un vaso per bevande in ceramica figulina, completamente rivestita da uno strato di pittura rossa, e antichissime ciotole di impasto. Oltre alla lancia, spiccano alcuni piccoli oggetti personali, come anelli e catenelle in bronzo, e i resti di una stoffa che conteneva le ceneri dopo la cremazione del defunto.

Gli scavi che hanno portato all’importante scoperta, avvenuta a pochi mesi dal ritrovamento di un sarcofago a Roma forse appartenuto a Romolo, sono stati condotti dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Etruria meridionale, in collaborazione con la Fondazione Vulci, il Comune di Montalto di Castro e la Regione Lazio.

Stando a quanto dichiarato da Carlo Casi, direttore del Parco di Vulci intervistato da SiViaggia, la tomba del bambino ‘guerriero’ è “uno dei ritrovamenti più antichi di Vulci e della civiltà etrusca, la prima cultura storica”.

Agli etruschi è però legata anche una macabra scoperta, avvenuta a Chiusi, in Toscana, dove il ritrovamento di una sepoltura anomala ha dato il via alla formulazione di un’ipotesi di ‘uccisione rituale’.