Venezia, rinviato di un anno il ticket d'ingresso

L'amministrazione comunale rimanda di un anno il provvedimento che sarebbe entrato in vigore a partire dal mese di luglio

Venezia

Venezia rinvia di un anno il ticket d’ingresso per i turisti, un provvedimento che sarebbe dovuto entrare in vigore a partire dal prossimo 1 luglio.

La decisione, annunciata dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, è stata presa a causa dei disagi provocati dal Coronavirus. In un momento in cui l’affluenza di turisti in laguna è ai minimi storici degli ultimi 60 anni, andare avanti con il provvedimento sarebbe stato anacronistico.

Niente ticket, dunque, almeno fino al 2021, quando Venezia spera di poter tornare alla normalità, ricominciando a ospitare milioni di visitatori che ogni anno si recano nel capoluogo veneto. Il Consiglio Comunale aveva approvato la delibera che introduceva modifiche al contributo d’accesso dei turisti in città lo scorso ottobre.

Il tariffario era stato così organizzato: tre euro per la tariffa ordinaria, sei per le giornate da bollino rosso e otto per quelle da bollino nero. La delibera sarebbe dovuta entrare in vigore a partire dal prossimo 1 luglio, con modifiche che avrebbero riguardato anche la modalità di riscossione, passando dai vettori al Comune, tranne nel caso delle navi.

L’amministrazione comunale aveva deciso di intraprendere questa strada per testare al meglio il sistema durante i primi mesi dell’anno, evitando poi di avere problemi di esercizio. Il provvedimento è stato rimandato di un anno e salvo altri imprevisti, diventerà attivo nel 2021.

Venezia, come il resto d’Italia, sta vivendo un momento molto difficile a causa del Coronavirus. Le acque della Laguna, complice il lockdown e l’assenza di turisti, appaiono limpide ormai da due settimane, grazie alla mancanza di traffico che smuove i sedimenti. Gli scarichi ridotti e il ricambio idrico delle maree, inoltre, hanno contribuito a migliorare la qualità dell’acqua.

L’effetto Coronavirus avrà delle ripercussioni negative sul turismo anche a distanza di tempo. Secondo uno studio portato avanti dal Cst per Assoturismo, in Italia si rischiano perdite nel settore turistico di 29 miliardi di euro. Le ipotesi formulate parlano di un calo di presenze pari al 60 per cento, cifre che nella Penisola non si vedevano dagli anni Sessanta.

Secondo lo studio, il turismo italiano chiuderebbe il 2020 con circa 172 milioni di presenze, contro i 430 milioni dell’anno precedente. La ripresa sarà molto lenta e non dovrebbe avvenire prima del 2021.