No, Donald Trump non vuole anche la Sardegna dopo la Groenlandia
Donald Trump e l'interesse per la Sardegna dopo la Groenlandia: la notizia diffusa dal Corriere della Sera ha provocato dibattiti e curiosità
La notizia è rimbalzata ovunque nelle ultime ore: Donald Trump vuole comprare la Sardegna. A diffonderla è stato il ‘Corriere della Sera’ con una newsletter che ha subito scatenato dibattiti e curiosità. L’ex presidente degli Stati Uniti avrebbe avanzato richieste al governo italiano per acquisire l’isola, motivandole con ragioni economiche e di sicurezza. Ma alla fine si è rivelato solo un pesce d’aprile ben orchestrato.
Perché si parla di Donald Trump che vuole la Sardegna
In queste ultime ore ha suscitato grande clamore una notizia diffusa dal ‘Corriere della Sera’ nella newsletter inviata ai suoi abbonati. Il titolo, provocatorio e sorprendente, ha subito catturato l’attenzione di molti: “La Sardegna di Trump, l’Europa di Le Pen: dopo la Groenlandia, il Canada, Panama e Gaza, ora Donald Trump vuole la Sardegna”.
Secondo quanto riportato, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe avanzato la richiesta di acquisire la Sardegna per ragioni strategiche e geopolitiche. La dichiarazione è stata diffusa come parte di un discorso articolato in cui venivano elencate diverse motivazioni per giustificare l’interesse verso l’isola italiana. Ecco quanto riportato integralmente dal ‘Corriere della Sera’:
“Ho detto a Giorgia Meloni, una donna meravigliosa, che l’isola dovrà passare al controllo e alla proprietà (ownership) degli Stati Uniti. Ci serve per la sicurezza delle nostre basi nel Mediterraneo, dove circolano navi russe e cinesi di tutti i tipi. E come l’Ucraina con le terre rare – anzi molto di più – l’Italia ci deve un risarcimento, dopo l’enorme quantità di aiuti che le abbiamo dato a partire dal Piano Marshall e la protezione militare che le abbiamo assicurato per 80 anni, tutto pagato dai contribuenti americani.
Ci devono almeno duemila miliardi di dollari, forse cinquemila, ma il mio vecchio commercialista del Bronx, che pure aveva nonni italiani, calcolava molto di più. La Sardegna va bene. Se Gaza è una beautiful area, figurarsi la Sardegna. Che oltretutto ha ancora una quantità di spiagge incredibilmente vuote, dove potrebbero sorgere altre basi e magnifici resort. Se siamo pronti a usare la forza in caso di no dell’Italia? Sì, lo siamo. I sardi potranno restare? Vedremo, sì, ma anche no, in fondo in Italia ci sono altre 42 regioni, o 51. Perché non Venezia? In effetti… Beh, lì c’è già Bezos in avanscoperta”.
Soltanto al termine dell’articolo è stato rivelato che si trattava di un pesce d’aprile. L’autore del pezzo, Gianluca Mercuri, ha infatti concluso con un commento: “Ok, è un pesce d’aprile, come usa nei giornali inglesi. Ma siamo sicuri che sia così distante dalla realtà? Donald Trump ha già detto, e pretende di fare, cose così. Le ha già dette, e dicendole le sta già facendo. Non a noi. Non ancora. Ma è meno grave che l’abbia fatto con ucraini, groenlandesi, danesi, panamensi, canadesi e palestinesi? Possiamo stare tranquilli, anche sul piano della coscienza?”.
Il clamore mediatico attorno alla Sardegna
A fine mese di marzo, un altro episodio legato a Donald Trump e alla Sardegna ha trovato spazio sulle testate giornalistiche. L’Anap Sardegna, Associazione nazionale anziani e pensionati di Confartigianato Sardegna, ha lanciato un invito ai pensionati canadesi, prospettando l’isola come rifugio ideale per chi desidera evitare le nuove restrizioni annunciate dagli Stati Uniti.
Secondo quanto comunicato dal Dipartimento per la Sicurezza Interna (Homeland Security), le nuove norme prevedono che i cittadini canadesi intenzionati a soggiornare negli Stati Uniti per più di trenta giorni debbano registrarsi presso le autorità americane e fornire le proprie impronte digitali. La misura, che entrerà in vigore l’11 aprile, è destinata a colpire in particolare i numerosi pensionati canadesi che trascorrono i mesi invernali nelle regioni meridionali degli Stati Uniti.
Parallelamente, le iniziative protezionistiche promosse dal presidente hanno sollevato preoccupazioni anche sul fronte commerciale. Uno studio condotto da Prometeia ha stimato che l’Italia potrebbe subire perdite fino a nove miliardi di euro, a causa della cosiddetta “guerra commerciale” con gli Stati Uniti.
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