Sanità: Toscana al top e in coda non c’è solo il Sud
Secondo i dati dell'Università Tor Vergata, in Toscana, Lombardia e Veneto il servizio sanitario regionale registra le migliori performance

La nuova classifica sulle performance economiche legate alla sanità redatta dal “Crea Sanità” decreta poche sorprese: Toscana, Lombardia e Veneto si confermano al top per servizi sanitari. Assieme a Liguria ed Emilia Romagna rappresentano le regioni dove la Sanità funziona meglio.
Tra le peggiori c’è tanto Sud, ma non solo: Calabria Abruzzo Molise, Puglia, ma anche il Friuli Venezia Giulia si assestano agli ultimi posti nazionali.
Lo studio realizzato dall’università Tor Vergata di Roma ha attuato un approccio multidimensionale valutando parametri come l’equità sociale, il peso economico, l’appropriatezza – la misura di quanto un intervento terapeutico sia adeguato rispetto alle esigenze del paziente – gli esiti delle cure e l’innovazione. Un’analisi giunta al quinto anno e che sta divenendo nel tempo un punto di riferimento imprescindibile per valutare la qualità e i servizi offerti dalle realtà sanitarie regionali.
“Una misura di Performance dei SSR” è il nome del progetto che ha come scopo la realizzazione di valutazioni sull’evoluzione delle performance dei servizi sanitari e che si è prefissato lo scopo di fornire un quadro sulle aspettative che i cittadini delle singole regioni italiane hanno nei confronti del sistema sanitario nazionale, a seconda del territorio in cui vivono.
L’impianto organizzativo migliore è risultato essere quello della Toscana, un risultato ottenuto grazie al ponderato utilizzo delle risorse finanziarie destinate alla Sanità con esiti al di sopra della media. Risorse che negli anni hanno subito netti tagli alla spesa. Una situazione che ha portato il budget nazionale italiano destinato alle cure e all’assistenza medica al di sotto delle medie europee.
Un trend preoccupante confermato anche dall’inquietante dato che attesta a 12 milioni, un numero mastodontico, le persone che ogni anno rinunciano a curarsi a causa di fenomeni di indigenza più o meno gravi. Non si curano più i malati cronici, le persone non autosufficienti e molti meridionali e a scoraggiare sono le liste d’attesa sempre più lunghe che costringono ad attendere mesi prima di poter esser visitati.
C’è poi chi non ha voglia di attendere e si rivolge al comparto privato pur di ottenere consulti rapidi e medicine appropriate nel minor tempo possibile e lo fa anche se non se lo può permettere, indebitandosi.
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