Ristoranti d'Italia, drammatica audizione alla Camera del dg Fipe

Ristoranti in crisi: appello del direttore generale della Federazione Italiana Pubblici Esercizi Roberto Calugi con le proposte per far ripartire il settore

Ristorante

La ristorazione in Italia sta vivendo una situazione molto difficile a causa dell’emergenza Coronavirus.

Quello dei ristoranti è uno dei settori più colpiti in termini economici: a lanciare l’allarme è Roberto Calugi, Direttore Generale Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) in una drammatica audizione alla Camera dei Deputati.

Riferendosi alle Commissioni riunite di “Finanza e Attività produttive”, Roberto Calugi ha evidenziato tutti i problemi relativi ai provvedimenti economici fin qui messi in campo dal Governo, puntando la lente di ingrandimento su temi controversi come quelli della vendita per asporto e l’imposizione fiscale, passando per il Decreto Liquidità e per la mancanza di aiuti verso il settore.

La stima delle perdite generali del settore ristorazione è di 34 miliardi di euro. Allo stato attuale delle cose, 50 mila imprese sono a rischio chiusura, con una perdita di posti di lavoro che può arrivare fino a 350 mila unità.

Numeri che spazzano via i dati positivi del 2019. Prima del Coronavirus, infatti, il settore dei Pubblici Esercizi ha fatto registrare un giro di affari vicino ai 90 miliardi di euro, con più di 300 mila imprese attive sul territorio e oltre un milione e 200 mila addetti occupati. Una crescita costante avvenuta negli anni per un settore che rappresenta il terminale fondamentale della filiera agroalimentare italiana con più di 20 miliardi di euro di prodotti agricoli acquistati ogni anno.

Roberto Calugi ha indicato delle proposte per salvaguardare la categoria. Allo stato si chiedono dei contributi a fondo perduto per i Pubblici Esercizi parametrate alla effettiva e documentata perdita di fatturato e una moratoria sugli affitti/affitto ramo di azienda e sulle utenze: compensazione per il periodo di chiusura e per il periodo di ripartenza.

Il direttore della Federazione Italiana Pubblici Esercizi chiede anche la cancellazione pro quota dell’imposizione fiscale, come Imu, Tari, tributi per la concessione del suolo pubblico e altre imposte fino alla fine del periodo di crisi pandemica e il prolungamento degli ammortizzatori sociali fino alla fine della pandemia e sgravi contributivi per mantenere i livelli occupazionali.

Tra le proposte avanzate c’è anche la deroga all’occupazione di spazi all’aperto per favorire il distanziamento sociale e permettere agli esercizi di lavorare e un piano di riapertura con modalità certe e sostenibili, con il coinvolgimento degli operatori del settore.