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Gli ecomostri italiani ancora da demolire

Dalla Sicilia alla Brianza, l'elenco di 5 ecomostri ancora intatti che graffiano spiagge e borghi della Penisola

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5: la Collina del Disonore di Pizzo Sella, a Palermo

Ribattezzato Collina del Disonore quel pezzo di terra scosceso che cade sul golfo di Mondello a Palermo è nella classifica degli ecomostri stilata dal dossier Mare Monstrum.

Un angolo naturale tempestato di villini abusivi dal lontano 1978. Comincia infatti quasi 40 anni fa la storia delle oltre 300 concessioni edilizie ottenute da una ditta amica di Michele Greco, boss di Cosa Nostra.

Poi un’altra ditta ne subentra poco dopo, ultimando la costruzione di 170 abitazioni. Quasi la metà dei villini vengono acquistati prima ancora di essere terminati. Nel 1999 l’agglomerato di ville viene sequestrato dai Carabinieri per aver scoperto alle fondamenta un’operazione di riciclaggio di stampo mafiosa. Resta oggi un pugno nell’occhio quando si guarda a quella bellezza naturale custodita come molte altre nella terra degli arancini e dei pupi.

4: il villaggio di Torre Mileto a Foggia

Gli ecomostri non sono solo scheletri di cemento armato e amianto ma anche un insieme arrugginito di mattoni, piastrelle e lamiere in bella mostra lungo 12 km di costa che delimita il Gargano.

Emblema per eccellenza dell’abusivismo sfrenato degli anni Settanta e Ottanta, come la maggior parte di questi sassi di illegalità che deturpano oggi molti paesaggi, la Beirut italiana, così come viene chiamata Torre Mileto, ha una spina dolorosa nel fianco da molti anni.

Attrazione di molti turisti che hanno avuto una villetta al mare, a pochi metri dal bagnasciuga, per pochi spiccioli, il villaggio abusivo è stato una cocente delusione anche per chi vi è andato a trascorrere le vacanze: case senza fondamenta, senza allacci di alcun tipo e senza rete fognaria.

3: la città di Consonno, a Lecco

Le mani sporche dell’avidità sono finite persino su intere città, diventate per intero degli ecomostri cancellati dalla cartina geografica. Da piccolo e antico borgo popolato da agricoltori e contadini dove non era consentito costruire nient’altro nell’ambiente naturale incontaminato, Consonno aspirava a diventare una sorta di Riccione della Brianza con i suoi locali del divertimento, centri commerciali, cinema, caffè e parchi giochi.

La natura però un giorno si è ribellata e una violenta frana ha chiuso per sempre la via di accesso alla città dei balocchi, finita quindi nel dimenticatoio delle istituzioni e dei cittadini, che oggi subiscono il drammatico fascino di una città fantasma. Consonno dorme sulle sue rovine, su un passato glorioso e puro e su un futuro cancellato definitivamente.

2: il Pontile ex Sir di Lamezia Terme, a Catanzaro

Tra le mostruosità cementificate e malridotte non ci sono solo case di campagna, villette sul mare o residence di città. Nella lista nera di Legambiente figurano tra gli ecomostri anche edifici industriali che non sono mai decollati o fabbriche in disuso con i loro resti dimenticati.

Il pontile calabrese doveva avere una certa utilità per l’impianto chimico della Società Italiana Resine e rappresentare un attracco strategico per il carico e lo scarico delle navi, favorendo scambi commerciali, investimenti e affari nell’area industriale di Lamezia Terme.

Quarant’anni dopo la sua nascita nel golfo di Sant’Eufemia una parte del pontile crolla in riva al mare prima ancora che potesse servire a qualcosa o qualcuno. Di tanto in tanto ci va qualche pescatore ma ciò che resta è un gigante affogato nell’acqua che inquina il mare calabrese.

1: le Vele di Scampia, a Napoli

Le Vele di Scampia a Napoli sono il simbolo per antonomasia dell’opprimente potere criminale e di un mondo al contrario in cui i bambini sono uomini della malavita già a 11 anni, le Vele, chiamate così dalla loro forma chiaramente simile alle vele di una imbarcazione, sono un complesso residenziale, senza stile, costruito tra gli anni Sessanta e Settanta con lo scopo, tra gli altri, di creare una comunità da chi vi avrebbe preso alloggio.

Oggi l’ecomostro di Scampia è un vero e proprio ghetto, un luogo degradato e malfamato, affollato dalla criminalità, che con la sua mole prepotente non fa respirare chi ci vive e nemmeno chi la guarda da lontano o solo in televisione.

Protagoniste indiscusse nel film Gomorra di Matteo Garrone, dall’omonimo bestseller dello scrittore Roberto Saviano, le Vele erano in principio costituite da 7 strutture: oggi ne rimangono 4 di cui non è ancora noto il loro incerto futuro.