Dubai 2020 parla italiano: è stato progettato a Milano il suo simbolo

A firmare la cupola dell’Al Wasl Plaza – cuore di Dubai 2020 – saranno due aziende italiane. E il loro progetto sa già di capolavoro.

La prossima Esposizione Universale, che andrà in scena a Dubai nel 2020, contiene anche un pezzo d’Italia: a costruire Al Wasl Plaza saranno infatti due aziende, la Cimolai e la Rimond. Due aziende che portano alta la bandiera del Tricolore: la prima, con sede a Pordenone, è stata fondata nel 1949 e ha nei decenni firmato importantissime opere metalliche, un po’ in tutto il mondo; la seconda, con sede a Milano (ma anche a Roma, Abu Dhabi e Shanghai) opera – grazie all’utilizzo di strumenti innovativi – sul design, la costruzione e l’acquisizione di edifici, soprattutto dei più complessi.

Saranno proprio queste due imprese italiane, a portare a Dubai una cupola alta 67.5 metri, in quei 13.000 metri quadrati della piazza che – dell’esposizione universale – sarà il nucleo. Peserà oltre 2.265 tonnellate, quella cupola, e proteggerà uno spazio chiuso di 724.000 metri cubi. Tutti i visitatori passeranno da qui, per poi accedere ai tre diversi percorsi: Mobility, Opportunity e Sustainability. Al suo interno e al suo esterno saranno proiettati video e immagini, per un effetto avveniristico e per un simbolo che mira a diventare una sorta di Tour Eiffel del futuro, come l’ha definita il CEO e fondatore di Rimond Antonio Chiarandà. Perché il tema di Dubai 2020 sarà “connecting minds”, e cioè l’unione di popoli, lingue e tecnologie. E “Al Wasl” – che della città è l’antico nome – significa proprio “connettere”. Qui si svolgerà la cerimonia d’inaugurazione, qui si celebreranno le feste nazionali dei diversi Paesi. Progettato da Adrian Smith (già autore del Burj Khalifa) e da Gordon Hill (le italiane realizzeranno solo la cupola), l’Al Wasl Plaza sarà interamente in acciaio a vista, con un rivestimento in tessuto hi-tech. L’intreccio dei tubi è stato studiato per riprodurre il logo della manifestazione, un anello ritrovato in uno scavo archeologico alle porte di Dubai.

Per ottenere la commessa, spiega Chiarandà, le due aziende hanno unito la conoscenza del territorio arabo e l’esperienza di Cimolai alla dinamicità e alla motivazione del giovane gruppo Rimond, i cui principali obiettivi sono la ricerca e l’innovazione sui metodi di lavoro. Dalla loro collaborazione è nata la Cimolai-Rimond Me General Contracting, un pezzo d’Italia che si fa strada nel mondo.

 

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