A Roma, rinasce il Portico d'Ottavia

Dopo 14 anni di lavori riapre il Portico d’Ottavia: la città di Roma ritrova così uno dei suoi più suggestivi monumenti, i cui resti saranno oggi monitorati da lontano.

È ricca di monumenti, Roma. E, oggi, per i turisti ne (ri)apre uno in più. È il Portico di Ottavia, un complesso monumentale d’epoca augustea, nella zona di Circo Flaminio. Era, un tempo, un recinto porticato (che circondava i due tempi di Giove Statore e di Giunione Regina), i cui resti – visibili ancora oggi – sono testimonianza di una ristrutturazione voluta da Settimio Severo. Dopo quattordici anni di lavori, il Portico d’Ottavia è stato restituito alla città: lo scorso 18 dicembre – alla presenza del sindaco Virginia Raggi, del Sovrintendente ai Beni Culturali Claudio Parisi Presicce e del Presidente della Comunità Ebraica Ruth Dureghello – il complesso ha riaperto. E – grazie al lungo restauro, condotto da un team di ingegneri, archeologi e architetti con l’aiuto di nuove tecnologie – torna ad essere tappa imprescindibile per chi vuole immergersi nell’atmosfera della Roma Antica. Un’atmosfera oggi monitorata da lontano: dedicato da Augusto alla sorella Ottavia, il Portico sarà oggi controllato a distanza, per evitare che – come successo in passato – sia vittima di danneggiamenti.

Perché, quella del Portico d’Ottavia, è una storia travagliata. Un tempo, lì sorgeva il Portico di Metello, un recinto con portici sui quattro lati decorato da opere d’arte greche. Al suo interno vi erano il tempio di Giunone Regina (voluto dal censore Marco Emilio Lepido) e il tempio di Giove Statore (commissionato da Quinto Cecilio Metello Mecedonico). Tra il 23 e il 27 a.C. il complesso fu ristrutturato da Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto col bottino della vittoria sulla Dalmazia. Lo dedicò a sua sorella Ottavia, rimaneggiò i tempi, fece costruire una biblioteca per libri greci e latini. Danneggiato nell’80, fu fatto restaurare da Domiziano; nel 203 intervenne Settimio Severo, dopo che era stato distrutto da un incendio. Nel 442 toccò ad un terremoto: due colonne d’ingresso vennero sostituite dall’arcata che ancora oggi si vede, insieme alla chiesa di San Paolo in summo circo (datata 770). Parte del ghetto di Roma dal 1555, il Portico d’Ottavia permette oggi di visitare i resti dell’ingresso centrale, i blocchi in tufo di Monteverde (corrispondenti probabilmente al porto d’epoca metelliana), i resti del tempio di Giunone Regina e quelli del mercato del pesce.