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Il Ditisco modenese che si credeva estinto da decenni è ricomparso

Mangia le zanzare e resiste un'ora sott’acqua: nei boschi dell’Emilia Romagna è ricomparso il Ditisco modenese, insetto che si credeva estinto da anni

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Vive in ambienti semi-acquatici e si nutre essenzialmente di piccolissimi organismi come girini e larve di zanzara: è il Ditisco Modenese, un coleottero carnivoro che si credeva estinto e che è da poco ricomparso nei boschi dell’Emilia Romagna.

Il Dytiscus mutinensis deve il suo nome proprio alla città di Modena, anticamente chiamata Mutina, ma gli ultimi avvistamenti in zona risalivano a diversi anni fa. Nell’estate del 2023 la scoperta: Fabrizio Bernardi, volontario dell’Associazione “Sentiero delle Cascate” con diversi anni di lavoro in ambito forestale alle spalle, si è imbattuto nel rarissimo insetto, è riuscito a identificarlo e anche a immortalarlo in numerose fotografie. Il Ditisco modenese è tornato nei suoi boschi.

Ditisco modenese: l’insetto estinto è ricomparso in Emilia Romagna

Il Sentiero delle Cascate è un percorso escursionistico che si estenda lungo il Rio Valdarno e il Fosso del Terzino, due corsi d’acqua che scorrono nella Foresta di Sant’AnnaPelago, sull’Appennino modenese. Il percorso, ombroso e costellato di cascatelle e salti d’acqua, è l’habitat ideale di diverse specie, soprattutto quelle che prediligono ambienti palustri e semi-acquatici.

Qui è stato recentemente avvistato e immortalato il Ditisco modenese, un coleottero carnivoro che si credeva estinto da anni. A trovarlo, tra gli acquitrini del Sentiero delle Cascate, nel Parco del Frignano, è stato l’appassionato di fauna Fabrizio Bernardi. “Tutto è iniziato una decina di anni fa quando, assieme ad altri volontari all’Associazione “Sentiero delle cascate”, abbiamo ripristinato vecchi sentieri”, spiega al ‘Corriere’ Bernardi, che ha lavorato diverso tempo in ambito forestale.

Il percorso, che ripercorre le “vecchie strade forestali che venivano usate dai viandanti, dai boscaioli, dai carbonai, dai pastori e dai trasportatori di legno di faggio” è ricco di acquitrini, ed è qui che è avvenuto l’incontro.

“Tre anni fa mi sono imbattuto nella presenza del Dytiscus mutinensis ma non ero riuscito a fotografarlo”, spiega. “Poi, quest’estate, durante una passeggiata in notturna, monitorando alcuni acquitrini, l’ho osservato con attenzione e, proprio dal suo comportamento, l’ho identificato e immortalato in numerosi scatti fotografici”.

Il Ditisco modenese mangia le zanzare e resiste un’ora sott’acqua

La scoperta è notevole: nonostante debba il suo nome proprio a questo territorio, del Ditisco modenese non si avevano più notizie da anni. Come si legge nello schedario del progetto Parchi, foreste e Natura 2000 della Regione Emilia Romagna, le diverse segnalazioni della sua presenza “sono datate e non più riconfermate e attualmente sono noti solo pochissimi dati sullo status di questa specie nel territorio regionale”.

Questo piccolo coleottero scuro dal corpo ovale, che raggiunge al massimo i 3 centimetri di lunghezza, è molto raro e ha delle abitudini particolari. Vive in ambienti semi-acquatici, ma spicca il volo dopo il crepuscolo: per respirare ha bisogno d’aria, ma caccia e si nutre in acqua. Il Distico modenese mangia essenzialmente girini, piccoli pesci e larve di zanzare, e ne divora in quantità: per sopravvivere ha bisogno di mangiare cibo per almeno 40 volte il suo peso.

Per cacciare in acqua, il Ditisco modenese ha sviluppato una respirazione subacquea eccezionale, che gli permette di resistere quasi un’ora in apnea, grazie alla capacità di immagazzinare l’aria in una grossa bolla che conserva al di sotto delle ali.

Un anti-zanzare naturale da difendere

L’aspetto più interessante, però, è che il suo ritorno potrebbe essere – almeno in alcune zone – un ottimo rimedio naturale contro l’invasione di zanzare che sta colpendo l’Italia. “Essendo un insetto che si nutre anche di larve di zanzare e altre piccole forme di vita acquatiche, il Ditisco Modenese contribuisce in modo significativo agli equilibri naturali e alla biodiversità”, spiega Bernardi.

Bisogna proteggerlo e lavorare per il ripristino del suo habitat naturale, “cioè le torbiere, che sono state interrate o bonificate durante gli anni ‘30 del secolo scorso”.

“L’ho fotografato e trasmesso i risultati della mia ricerca ai vertici del Parco Emilia Centrale perché possano ripristinare il suo habitat naturale”, conclude Bernardi: il piccolo coleottero modenese che si credeva estinto potrebbe rivelarsi, oltre che un gradito ritorno, anche una risorsa da difendere e tutelare.