Questo sito contribuisce all’audience di


Cimice assassina contro la Xylella, killer degli ulivi pugliesi

Una nuova speranza contro la Xylella: la cimice assassina potrebbe essere allevata ed usata per eliminare l’insetto vettore del batterio killer

Cimice assassina contro la Xylella

Da una cimice una nuova speranza per vincere la battaglia contro la Xylella, il batterio killer degli ulivi pugliesi: uno studio di Francesco Porcelli, entomologo dell’Università di Bari Aldo Moro, afferma che la cimice assassina potrebbe debellare la sputacchina, l’insetto vettore del batterio killer.

La Zelus renardii, la cimice assassina analizzata nella ricerca, sembrerebbe infatti essere particolarmente attirata proprio dalla sputacchina: potrebbe essere utilizzata, come un killer “gentile” e selettivo, per combattere la Xylella fastidiosa, la terribile piaga che colpisce ormai da anni gli ulivi del Sud Italia.

Una possibile soluzione per la Xylella

La Xylella fastidiosa non è un batterio qualunque: si trova nella lista A1 dei patogeni da quarantena, ovvero nella lista dei batteri più pericolosi in assoluto per gli ecosistemi d’Europa – per cui la prassi prevede quarantena ed eradicazione, senza mezzi termini.

La prima comparsa della Xylella nelle campagne pugliesi risale al 2013, ed è particolarmente grave per le colture d’ulivo in quanto causa del cosiddetto Complesso del disseccamento rapido dell’olivo (CoDiRo), che conduce al completo disseccamento degli ulivi, specie quelli più grandi e vetusti.

Se la Xylella è un patogeno giudicato tra i più pericolosi, è anche perché nonostante esistano delle strategie in atto per contrastare i sintomi del CoDiRo e prevenire l’insorgere della malattia nelle piante, non esiste ancora una soluzione per l’eradicazione totale della Xylella – la prassi, quando si tratta di patogeni A1.

Le potenzialità della cimice assassina erano state individuate dal Professor Porcelli già nel 2017, quando coordinava il progetto di campionamento degli insetti vettori finanziato dalla Regione Puglia. Le successive osservazioni della Zelus renardii, però, mostravano la cimice predare anche altri tipi di insetti, tra cui quelli essenziali per il mantenimento dei nostri ecosistemi e delle nostre colture.

La nuova ricerca di Porcelli sembra confermare le iniziali speranze: come si legge nel paper “la predazione di Aphrophoridae ed altri parassiti dell’ulivo indicano la Zelus renardii come un buon candidato da allevare per i programmi di controllo della Xylella fastidiosa”.

La cimice assassina contro il batterio killer

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Insects, presenta un’accurata analisi delle caratteristiche e delle abitudini predatorie della cimice, e dimostra con prove di laboratorio che il comportamento dell’insetto non è pericoloso per api ed altri insetti utili come inizialmente si era temuto.

Come si legge nello studio “Zelus predilige certe prede piuttosto che predare qualsiasi insetto”: potrebbe quindi essere l’alleato che si aspettava per la lotta alla piaga della Xylella. Tra le altre cose, si precisa nello studio, la cimice assassina non è “un fitofago parassita delle piante”, quindi non arrecherebbe danno diretto alle colture.

Ecco quindi un possibile piano per tentare di debellare la Xylella fastidiosa: l’idea è quella di eradicare il batterio tramite l’eliminazione dell’insetto vettore, la cosiddetta sputacchina (Philaenus spumarius).

“Contro la sputacchina arriva Zelus, la cimice assassina – si legge in una nota riportata da ANSA – che frequenta le piante infestate anche se imbrattate dall’appiccicosa melata perché sa che lì si nascondono le sue prede e aspetta l’arrivo della sputacchina”.

Ora, dichiara Porcelli, c’è da verificare la possibilità di allevare grandi quantità di cimici assassine, per usarle “come un insetticida vivente sostenibile, resiliente, rispettoso dell’ambiente e che possa agire nei campi coltivati anche partendo da aree marginali o protette”.