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La campagna toscana sta cambiando: esplode la polemica

In molti si lamentano perché il paesaggio della campagna toscana non è più lo stesso, ma il motivo è serio: esplode la polemica sulle recinzioni

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Colline del Chianti

I verdi paesaggi collinari della Toscana sono rinomati in tutto il mondo: principalmente coltivati a vigneti, sono le terre in cui nascono alcuni dei vini più buoni e pregiati del nostro Paese. Dietro c’è un lavoro immenso, che un occhio meno esperto probabilmente non immagina nemmeno. Spesso ci limitiamo a godere del panorama magnifico, passeggiando tra i filari e ammirando tramonti da sogno. Ma tutto sta cambiando ad una velocità incredibile, e sono in molti a lamentarsene. È ciò che fa notare una lettrice di Barberino Val d’Elsa in una lettera a Repubblica, parlando delle innumerevoli recinzioni sorte sulle colline, a delimitare i campi coltivati. Ed è esplosa la polemica.

Vigneti recintati: scoppia la polemica

Recinzioni alte fino a due metri, che dividono le proprietà coltivate e rendono i poderi impossibili da fruire, anche solo per quanto riguarda il panorama: è questo ciò che lamenta una lettrice di Repubblica, parlando di un problema che negli ultimi anni si è andato intensificando. “Quella che era una campagna unica al mondo, per il senso di apertura e libertà,  adesso è qualcosa di chiuso e triste” – si legge nella lettera inviata al quotidiano. E sebbene si faccia riferimento solamente alle colline attorno ad un piccolo borgo del Chianti, la stessa situazione è riscontrabile pressoché in tutta la Toscana.

Il problema principale è che gli agricoltori si trovano costretti ad affrontare ormai quotidianamente i danni provocati dagli ungulati, dai cinghiali ai caprioli. Le recinzioni, alte a sufficienza da impedire l’ingresso nei campi di questi animali, sono al momento l’unica soluzione possibile. Anche se la Coldiretti non la pensa così: “Sono solamente una toppa, un chiudere la stalla quando i buoi sono scappati”. In effetti, delimitare i poderi con queste recinzioni ha un costo notevole – anche dal punto di vista della manutenzione – ed è paesaggisticamente un vero disastro. Come si può ovviare al problema?

I possibili approcci al problema

Gli imprenditori agricoli hanno adottato, almeno per il momento, quella che sembra essere l’unica soluzione praticabile per proteggere i loro raccolti – che, a causa dei danni provocati dagli ungulati, possono addirittura ridursi del 50%. Ma non è un approccio che si potrà portare avanti ancora a lungo: “I produttori devono essere tutelati e difesi, perché senza il loro lavoro, la grande bellezza che restituiscono le nostre colline, aperte e fruibili, non potrebbe esistere” – spiega David Baronchelli, sindaco di Barberino Tavarnelle.

Purtroppo, finora altre soluzioni si sono rivelate fallimentari: i recinti elettrici, di minor impatto visivo, sono utili contro i cinghiali ma nulla possono, ad esempio, contro i caprioli e i daini. Mentre i repellenti, da spargere lungo le aree perimetrali delle coltivazioni, sono solamente rimedi temporanei che vengono meno al primo acquazzone. Le alte recinzioni sono dunque l’unica possibilità per non mettere in crisi il settore vitivinicolo, anche a costo di deturpare il paesaggio della Toscana?

Bisogna tenere in considerazione anche che, senza le recinzioni, il danno provocato dagli ungulati sarebbe tale da rendere le colline toscane altrettanto “contaminate” nella loro pura bellezza.  È allora la Coldiretti Toscana ad intervenire ancora una volta, auspicando la stesura di un piano straordinario che ripristini un numero equilibrato di ungulati, in modo che il problema torni a ridursi in dimensioni.