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Allarme zecche in Italia: quali sono le aree più "affollate"

L'allarme zecche è tornato in Italia: ecco quali sono le aree più "affollate" e cosa fare per prevenire la Tbe, la meningoencefalite da zecche

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Una zecca

Torna l’allarme zecche in Italia e in modo particolare in Veneto, dove si sono registrati dieci casi di persone in prognosi impegnativa dopo essere venute a contatto con esemplari del parassita.

Nuovo allarme zecche in Italia

L’encefalite da zecca, l’infezione causata appunto dalle zecche, è molto diffusa tra i frequentatori della montagna, anche quelli occasionali: basti pensare che l’Usl Dolomiti ogni anno vaccina, in maniera gratuita, migliaia di persone appartenenti a tutte le fasce d’età, dai bambini agli adulti.

In base all’ultimo bollettino sulle arbovirosi diffuso dalla Regione Veneto, i casi di Tbe sono stati 18: di questi 8 nella forma meno invasiva, l’infezione virale da zecca, mentre i restanti 10 sono casi di encefalite.

Di quanto sta succedendo in Veneto ha parlato al Corriere della Sera il dottor Renzo Scaggiante, primario di Malattie infettive all’ospedale San Martino di Belluno che è il centro di riferimento regionale per la diagnosi e la cura delle patologie da zecche:

“Abbiamo appena dimesso tre pazienti cinquantenni, un altro, di sessant’anni, è invece appena stato trasferito dalla terapia intensiva in reparto – ha dichiarato il dottor Scaggiante – la prognosi è impegnativa, non riesce ancora a respirare da solo”.

Il Primario, nel corso del suo intervento, ha sottolineato l’importanza del vaccino per prevenire le infezioni causate dalle zecche: “Purtroppo per la Tbe non esistono terapie mirate, dobbiamo ricorrere a cortisone e anti-infiammatorio e tra l’1% e il 2% dei pazienti incorre in insufficienza respiratoria. In compenso il vaccino funziona molto bene, non ha effetti collaterali e quindi lo consigliamo”.

Il vaccino anti-Tbe prevede tre dosi più i richiami e dal 2019 è gratuito per tutti i residenti della provincia di Belluno. L’Usl Dolomiti, dal 2016 al 2022, ha somministrato più di 85.000 dosi del vaccino disponibile anche in altre otto Usl del Veneto ma dietro pagamento del ticket.

Le zone più colpite dalle zecche

Il dottor Renzo Scaggiante ha spiegato anche quali sono le zone maggiormente colpite dalle zecche: “La meningo-encefalite da zecca è stata diagnosticata per la prima volta nel Bellunese nel 1994, quindi in tempi recenti – ha dichiarato il dottore – le nostre montagne sono purtroppo i luoghi più affollati di zecche, seguiti dai rilievi del Vicentino, del Trentino e del Friuli.

Per fortuna non tutte trasmettono la Tbe, solo una percentuale ridotta, ma bisogna stare molto attenti quando si va in montagna. Sono parassiti piccoli come una capocchia di spillo, quindi difficilmente visibili, che però provocano migliaia di morsi”.

Il primario del reparto di Malattie infettive all’ospedale San Martino di Belluno ha poi spiegato che “per trasmettere l’infezione” le zecche “devono restare attaccate al soggetto per ore o giorni e spesso basta una doccia per liberarsene, ma talvolta no. Se si individuano, vanno rimosse subito. Grazie al vaccino i casi che vediamo sono largamente inferiori rispetto al potenziale”.

Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da diversi allarmi zecche in Italia, basti pensare che nell’estate del 2022 c’è stato un aumento di casi su tutto il territorio nazionale, soprattutto per il lungo periodo di siccità che ha favorito il proliferare di questi parassiti con qualche mese di anticipo rispetto al normale.

Anche l’estate del 2023 è stata caratterizzata da una vera e propria ondata di zanzare, zecche e cavallette, favorita dalle condizioni meteo con periodi di siccità alternati ad altri di grandi precipitazioni.