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Vulci, l'urna cineraria del IX secolo a.C. è un mistero

Sono iniziate le indagini sull’urna cineraria del IX sec. a.C. rinvenuta a Vulci nell’estate 2022: potrebbe rivelare i misteri dei primi etruschi

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Vulci, l'urna cineraria del IX secolo a.C. nasconde un mistero

È iniziato presso il laboratorio di restauro della Fondazione Vulci, a Montalto di Castro, il microscavo dell’urna cineraria a capanna del IX secolo a.C. scoperta, il 28 luglio 2022, presso il Poggio delle Urne, nella necropoli del Parco Naturalistico e Archeologico di Vulci.

L’urna a capanna era subito apparsa di straordinaria importanza sia per la datazione, tanto antica da risalire alle origini della civiltà etrusca, sia perché evidentemente appartenente a un esponente di spicco dell’antica città di Velch (o Velx), tra i più importanti centri della dodecapoli etrusca meridionale.

I misteri degli etruschi nell’urna a capanna di Vulci

L’urna a capanna rinvenuta nella necropoli di Vulci nell’estate del 2022 riproduce in miniatura un’abitazione dell’Età del Ferro, ed è particolarmente importante proprio per la sua datazione, che la colloca agli albori della civiltà etrusca.

L’urna del Poggio delle Urne, risalente al IX secolo a.C., è uno dei reperti più antichi rinvenuti a Vulci, di quelli capaci di aprire un’inedita finestra sulla misteriosa cultura della civiltà villanoviana, tradizionalmente indicata come la fase più antica di quella etrusca.

Il reperto è apparso sin da subito di straordinaria importanza anche perché con ogni probabilità, secondo gli archeologi dell’Università “D’Annunzio” di Chieti e Pescara che hanno diretto gli scavi, apparteneva a un personaggio importante della città, un membro di spicco di una società ancora per molti versi misteriosa.

Secondo gli esperti, l’urna potrebbe contribuire a dimostrare che Vulci è stata la culla della civiltà etrusca: come allora espressamente dichiarato al ‘Corriere’ da Carlo Casi, direttore scientifico della Fondazione Vulci, l’urna a capanna potrebbe contenere “dati che ci permettano di mostrare che Vulci è stata la patria della civiltà etrusca”.

La delicata miniatura è stata quindi trasferita a Montalto di Castro, presso il laboratorio di restauro della Fondazione Vulci, dove sono appena iniziate le indagini: secondo gli studiosi, il microscavo dell’urna potrebbe rivelare importanti indizi sulla vita di un personaggio importante per la città, forse addirittura uno dei suoi fondatori, e aprire così un’inedita finestra sull’affascinante e ancora misteriosa civiltà etrusca delle origini.

L’urna potrebbe rivelare l’identità dei fondatori di Vulci

Dal 2020 a oggi l’area archeologica di Vulci è stata teatro di scoperte di eccezionale importanza: prima la tomba del bambino guerriero risalente a 2.700 anni fa, poi la sepoltura della cosiddetta “ragazza della birra”, che ha permesso di ricostruire l’identikit di una giovane donna vissuta 2.600 anni fa.

Nell’estate 2022, mentre gli archeologi delle Università tedesche di Friburgo e Magonza erano impegnati nella scoperta di uno dei più grandi templi della civiltà etrusca, un edificio di 45 metri per 35 situato a pochi metri dal Tempio Grande, un’altra squadra di ricercatori rinveniva un monumentale complesso di 88 sepolture a fossa e a pozzetto nell’area denominata Poggio delle Urne.

Da qui viene la preziosa urna cineraria a capanna che inizia oggi a rivelare qualcosa di sé: dallo svuotamento del cinerario sono emersi dei frammenti di ossa combuste e, adagiato sul fondo, il portello che chiudeva la capanna.

Dietro il portello, secondo gli archeologi che stanno indagando il reperto, dovrebbero trovarsi gli oggetti distintivi del defunto, quelli che potrebbero contenere la chiave di una nuova comprensione della civiltà etrusca delle origini.

“Speriamo di trovare anche gli elementi che questo signore o questa signora indossava”, spiega Carlo Casi intervistato dal TgR. “Questo individuo faceva parte sicuramente della prima aristocrazia vulcense”, spiega il direttore scientifico della Fondazione Vulci, e “questi elementi ci consentiranno di ricostruire la storia dei primi vulcensi, e forse anche dei primi etruschi”.