Viaggio a Chamois, la capitale italiana dei matrimoni finiti

Nell'incantevole borgo montano in provincia di Aosta, che conta appena 99 abitanti, ci sono 10 divorziati su 36 coniugati, un record

Comune di Chamois il borgo dei divorzi

Può la tranquillità di un placido borgo di montagna garantire lunga vita a un matrimonio? Evidentemente no se si pensa che a Chamois, “la perla delle Alpi” in  provincia di Aosta, che conta appena 97 anime residenti, sono 10 le persone che hanno divorziato. In percentuale il tasso più alto di tutta la penisola italiana.

“Il matrimonio è la principale causa di divorzio”, sentenziava l’intramontabile verve del comico Groucho Marx e in prossimità delle Alpi, nonostante regni sovrana la tranquillità, l’atmosfera trasognata e l’aria pura, tali caratteristiche non sembrano giovare alla vita di coppia. Qui infatti la percentuale di divorzio tocca il 21,74 %, 10 divorziati su 36 coniugati, il più alto di tutta Italia. A seguire ben tre località della provincia di Torino: Salza di Pinerolo con il 21,21 %, Massello, con il 20.83%, e poi Muegliano, con il 20, 59%.

Comune di Chamois il borgo dei divorziNella top five anche Roaschia, in provincia di Cuneo e Caprezzo, del Verbano-Cusio-Ossola, confermano che è tra la Val d’Aosta e il Piemonte che si trovano la maggior parte dei piccoli paesi dove incombe il divorzio.

Un problema che in realtà riguarda un po’ tutto il Nord Ovest d’Italia dove il picco dei matrimoni falliti non ha eguali nel resto della penisola. La robustezza dell’istituto matrimoniale è invece ben solida al Sud dove il tasso dei divorzi è molto basso, quasi una rarità un po’ in tutte le regioni del Mezzogiorno, fatta eccezione per le città più popolose.

Dagli inizi degli anni ’70, quando fu introdotta anche in Italia la legge sul divorzio, sono state tante le coppie che hanno deciso di separarsi dopo aver celebrato il matrimonio. L’esercito dei divorziati, tenendo conto dei dati diramati dall’Istat nel 2017, ammonta a 1 milione e mezzo di persone, uno stuolo di pentiti dei fiori d’arancio che si attesta sul 5% rispetto ai 29 milioni che, tra alti e bassi, continuano a tenere ben salda la fede al dito.

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