Torino: quando non c'erano i frigoriferi si faceva così

Nei sotterranei del capoluogo piemontese si trovano antichi ipogei dove si conservava la neve alpina, magazzini di ghiaccio per i torinesi

Torino: quando non c'erano i frigoriferi si faceva così

Il mondo sotterraneo di Torino conserva architetture singolari che suscitano, non di rado, lo stupore dei cittadini. Si tratta di ipogei disseminati lungo tutto il territorio.
Pochi sanno a cosa servissero, la loro funzione si è persa nel tempo e la sorpresa nel vedere tali manufatti la fa da padrona.
A Porta Palazzo, le costruzioni che alternano cupole a strutture tronco coniche incuriosiscono: sembra di esser al cospetto di uno scenario partorito dalle terzine di Dante Alighieri, quasi che la struttura conica che usò per descrivere cerchi e bolge dell’inferno sia stata tratta proprio da qui. In realtà queste particolari costruzioni che riemergono dal sottosuolo del capoluogo piemontese – soprattutto in occasione di lavori pubblici – raccontano di un periodo in cui gli elettrodomestici erano solo un sogno ancora lontano.

Le particolari strutture sono delle ghiacciaie, luoghi in cui in estate si tenevano al riparo dal caldo afoso grossi blocchi di ghiaccio, fondamentali per la conservazione del cibo.
L’usanza affonda radici fin dal periodo preistorico, quando si cominciarono a comprendere i benefici che il freddo restituiva alla conservazione degli alimenti. Per macellai e fruttivendoli, che lavoravano nei secoli in cui gli elettrodomestici erano solo un sogno delle menti più fantasiose,  avere a portata di banco di lavoro fonti di refrigerio significava poter conservare il cibo nel migliore dei modi.

Custodite nelle cave della Val di Susa e delle Valli di Lanzo, i preziosi carichi bianchi venivano trasportati giù dalle Alpi alle prime luci dell’alba (quando l’arsura dava un po’ di tregua) in  sacchi di juta umidificata, un ulteriore stratagemma per tentare di far giungere a destinazione quanto più integri i preziosi blocchi di ghiaccio.

La ridistribuzione avveniva in alcune zone strategiche della città, anche se buona parte del carico era depositato in piazza Emanuele Filiberto, che prima del nome attuale era conosciuta proprio come “contrada delle ghiacciaie”. Ancora oggi  le testimonianze di queste antiche disposizioni sono  ben visibili.

Se ci si reca presso via delle Orfane 32 è possibile individuare l’ingresso dei lunghi cunicoli che cominciarono a essere costruiti a partire dal 1845 e che garantivano un ricco approvvigionamento di ghiaccio alla città.

Ma una delle testimonianze più significative dell’antico uso di conservare la neve a Torino è ben custodito in piazza della Repubblica. L’architetto Massimiliano Fuksas ha ricavato nel cuore del Centro Palatino un perimetro dove è possibile ammirare due ghiacciaie ipogee del XVIII secolo rinvenute proprio durante la realizzazione dei lavori del nuovo edificio.

Testimonianze di un tempo passato, quando l’elettricità era ancora un sogno lontano e il freddo a portata di maniglia era distante ancora decenni di evoluzione tecnologica

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