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Marmolada, la riduzione del ghiacciaio dal 1880 al 2015: il video

Gli scienziati sul crollo della Marmolada: nel corso dell'ultimo secolo persi il 70% della superficie e il 90% del volume. Il ghiacciaio scomparirà entro il 2040

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I geografi e i glaciologi dell’Università di Padova studiano il ghiacciaio della Marmolada da vent’anni. Il Comitato Glaciologico Italiano (Cgi), fondato nel 1895, osserva il ghiacciaio più esteso delle Dolomiti sin dai primi anni del secolo scorso, insieme ad altri duecento ghiacciai alpini.

E il parere degli esperti, arrivato in seguito alla tragedia che si è consumata lo scorso 3 luglio sulla montagna più alta delle Dolomiti, è piuttosto chiaro: eventi del genere sono e restano piuttosto rari, ma il ghiacciaio della Marmolada scomparirà completamente nel giro di una generazione.

Nessun segnale di collasso imminente

Nel corso dell’ultimo secolo, si legge nella nota stampa diffusa dai ricercatori del Gruppo di lavoro glaciologico-geofisico per le ricerche sulla Marmolada, “il ghiacciaio della Marmolada si è ridotto di più del 70% in superficie e di oltre il 90% in volume”. Il ghiacciaio su cui si è consumata la tragedia del 3 luglio, spiegano gli scienziati, oggi “è grande circa un decimo rispetto a cento anni fa”.

Il dato forse più preoccupante è quello che mostra una significativa accelerazione del fenomeno: la velocità di ritiro del ghiacciaio è passata dai 50 centimetri annuali registrati nel periodo 1902-1906 ai 10,3 metri annui rilevati tra il 1971 e il 2015.

Con una perdita di oltre 10 metri ogni anno, sottolinea la nota dei ricercatori, “negli ultimi 40 anni la sola fronte centrale è arretrata di più di 600 m risalendo nel contempo in quota di circa 250 metri”.

Le Alpi stanno cambiando molto velocemente: la linea degli alberi arretra, i ghiacciai si ritirano, la neve è sempre più scarsa. E il più grande ghiacciaio delle Dolomiti “è un fondamentale termometro dei cambiamenti climatici per la sua rapida risposta anche alle piccole variazioni di precipitazioni e temperatura”.

A differenza di quanto avviene con le frane, però, per quanto riguarda i ghiacciai “non vi sono sistemi di allerta che misurano movimenti e deformazioni in tempo reale”. È per questo motivo, spiegano gli scienziati, che “prima del crollo non si sono osservati dei segnali evidenti di un collasso imminente”.

Analoghi distacchi si sono probabilmente già verificati nell’Ottocento, e forse avverrà di nuovo: “Il distacco di seracchi è un fenomeno frequente nei ghiacciai e fa parte della normale dinamica glaciale”, spiegano gli esperti, “più raro il caso di collassi in blocco come quello verificatosi in Marmolada”.

L’inesorabile destino della Marmolada

Anche se il riscaldamento globale sta mettendo a rischio diversi ghiacciai italiani, non tutti presentano gli stessi pericoli nell’immediato. Oltre all’aumento delle temperature, annoverato dagli scienziati tra le principali ragioni del crollo del seracco, altre cause per il tragico crollo sono da ricercarsi nella forte inclinazione del pendio roccioso e nell’apertura di “un grande crepaccio che ha separato il corpo glaciale in due unità”. Morfologia, pendenze e dimensioni del ghiacciaio contribuiscono, insieme alle temperature, a rendere un ghiacciaio più o meno pericoloso.

Resta che, con un aumento della temperatura minima invernale che “nel corso di 35 anni di osservazioni è aumentata di circa 1,5 gradi”, il ghiaccio ha iniziato a fondersi più velocemente. Ciò può a sua volta aver provocato fenomeni legati all’aumento della circolazione d’acqua all’interno del ghiaccio, e cioè il venir meno del sostegno necessario alla massa glaciale sospesa a fronte di un maggiore stress superficiale.

Tutto ciò sembra destinato a peggiorare: l’allarme era già stato lanciato in una nota pubblicata lo scorso anno dal gruppo di ricercatori guidato da Aldino Bondesan, glaciologo dell’Università di Padova responsabile del Comitato Glaciologico Italiano (CGI) per il coordinamento della campagna glaciologica annuale nelle Alpi orientali.

Nella nota del settembre 2021 si rilevava “un arretramento medio di oltre 6 metri rispetto allo scorso anno”, e ciò nonostante le abbondanti nevicate registrate sull’arco alpino. La ritirata del ghiacciaio della Marmolada è inesorabile: “È molto probabile che il ghiacciaio della Marmolada scompaia prima del 2040”, spiegano gli esperti.

E se soltanto pochi anni fa i modelli prevedevano una vita di ancora 100 o 200 anni per il ghiacciaio della Regina delle Dolomiti, oggi i calcoli sono cambiati: “Se dovesse rallentare il processo di riduzione della massa glaciale”, concludono gli scienziati, “in ogni caso sarebbe improbabile che possa conservarsi oltre il 2060”.