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Pubblicità col marchio Cannavacciuolo: un ristorante a processo

Un ristorante in provincia di Ravenna ha fatto pubblicità utilizzando il marchio registrato dello chef Antonino Cannavacciuolo: tre persone a processo

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Antonino Cannavacciuolo

Un ristorante italiano ha fatto pubblicità usando il marchio registrato di chef Antonino Cannavacciuolo: per questo motivo tre persone sono finite a giudizio.

Come riferito dal Resto del Carlino, l’accusa è di violazione dell’articolo 473 del codice penale e il processo avrà luogo alla fine del mese di febbraio presso il Tribunale monocratico di Ravenna. I tre accusati sono: un 63enne di Lumezzane, in provincia di Brescia, e due cubani, un uomo di 50 anni e una donna di 32 anni, entrambi residenti a Marina Romea, situata sul litorale romagnolo.

Le tre persone finite a giudizio, in occasione dell’avvio di un ristorante di Marina di Ravenna, tra il settembre del 2018 e il dicembre del 2019, avrebbero indebitamente usato il marchio registrato di Antonino Cannavacciuolo, uno degli chef più popolari in Italia e anche all’estero.

Ristorante fa pubblicità col marchio Cannavacciuolo: i fatti e le accuse

Secondo l’accusa i tre sono stati indicati come amministratori di diritto o di fatto della società bresciana legata alla gestione del ristorante. La denuncia è stata sporta presso i carabinieri della Stazione di Orta San Giulio, in provincia di Novara, sede di Villa Crespi, il noto ristorante di Cannavacciuolo che nel 2022 ha ricevuto la Terza Stella della Guida Michelin.

Antonino Cannavacciuolo era stato avvisato dell’accaduto via Facebook: un’amica gli aveva posto all’attenzione un volantino che pubblicizzava la riapertura del locale nel ravennate con un menu di pesce e crudité curato dallo chef. In seguito era emerso anche un camion vela che arrecava una gigantografia dello chef accostata al ristorante.

Venuto a conoscenza di questo fatto, Cannavacciolo aveva subito dato incarico alla sua segretaria di chiedere informazioni al ristorante in questione. Nell’ambito delle indagini, gli inquirenti sono risaliti anche alla tipografia di Cesena che ha preparato volantini e gigantografia e successivamente ai presunti committenti.

La donna finita a giudizio, ascoltata dai carabinieri di Marina di Ravenna, coordinati dal Pm Marilù Gattelli, aveva affermato di aver ricevuto il menù da Cannavacciuolo nel 2016, in occasione del programma televisivo Cucine da incubo quando lei gestiva ancora un ristorante di Suzzara, in provincia di Mantova. La stessa donna ha dichiarato di pensare che il volantino si potesse usare per fare pubblicità.

Nuovi progetti in arrivo per chef Cannavacciuolo

In attesa di capire come evolverà la vicenda, proseguono i tanti progetti di Antonino Cannavacciuolo, inserito nella classifica dei Top 10 Chef Influencer italiani insieme agli altri due giudici di Masterchef Bruno Barbieri e Giorgio Locatelli e a colleghi come Alessandro Borghese, Massimo Bottura, Enrico Bartolini e Gennaro Esposito.

Nel corso di un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Cannavacciuolo ha annunciato i suoi progetti futuri: “Bollono tante cose in pentola – ha spiegato lo chef originario di Vico Equense – mia moglie Cinzia sta programmando una serie di nuove aperture per i bistrò Antonino, il Banco di Cannavacciuolo e io ovviamente sarò al suo fianco”.

Nel 2023, oltre alla dodicesima edizione di Masterchef Italia, Antonino Cannavacciuolo sarà impegnato anche con la nuova stagione di un altro popolarissimo show televisivo culinario: Cucine da incubo in cui Antonino aiuta alcuni ristoratori a risollevarsi, facendo uso della sua grande esperienza e della straordinaria simpatia che ne hanno fatto uno degli chef più amati dal grande pubblico.