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Alla scoperta dei tesori sommersi di Napoli

Un denso itinerario ricco di storia alla scoperta dei tesori sommersi della penisola flegrea, tra i Parco Sommerso di Baia e l’Area protetta di Gaiola

La zona che si estende intorno ai Campi flegrei ha raccolto per secoli lo sguardo ammirato di illustri artisti e letterati.

Quella che nelle parole di Madame de Staël era “la regione dell’universo ove i vulcani, la storia, la poesia hanno lasciato più tracce” è una terra che evoca immagini e vicende potenti, legate alle espressioni più violente della terra e a quelle più alte dell’umanità che ne costruì la grandezza.

I fenomeni geologici che hanno modellato la penisola flegrea regalano così tesori sommersi ed alcune delle più vivide testimonianze dello sfarzo che in epoca romana caratterizzava la vita intorno alla città di Napoli.

In questo denso itinerario, che si svolge tutto sulla grande caldera di un vulcano in stato quiescente, andremo alla scoperta dei tesori sommersi che sono tra le più importanti testimonianze dell’indissolubile legame tra la storia della Terra e quella degli uomini.

Tappa 1. Il Parco Archeologico della Villa Pausilypon

Il viaggio alla scoperta dei magnificenti resti delle civiltà antiche che popolarono l’area dei campi flegrei inizia laddove ha inizio la storia: al Parco Archeologico Ambientale del Pausilypon, nella foto, dove si trovano i resti della grande villa da cui originarono le vicende che resero l’area la meta d’oro dell’otium in epoca imperiale.

Si tratta della villa del Pausilypon, fatta costruire nel I sec. a.C. dal cavaliere romano Publio Vedio Pollione, originario della vicina Benevento. Pollione servì il futuro imperatore Augusto, che nel 15 a.C. ereditò tutti i beni del ricchissimo liberto divenuto cavaliere, compresa la villa di Posillipo.

Fu proprio in età augustea che attorno al golfo di Pozzuoli si andò formando uno dei luoghi ameni più ricercati dell’epoca, e la zona acquisì la magnificenza di cui possiamo osservare oggi le tracce.

Al Parco si accede attraversando la Grotta di Seiano, imponente passaggio artificiale scavato nel tufo della collina che collega Bagnoli con il vallone della Gaiola.

Della villa del Pausilypon, il cui nome significa “luogo che libera dagli affanni”, restano il Teatro Grande, l’Odeion, il piccolo teatro coperto destinato a musica e poesia ed alcune sale di rappresentanza della villa.

Si dice che lo stesso Virgilio, taumaturgo oltre che poeta, abbia operato un rituale all’interno di una delle sale della grande villa, tanto che nel Settecento era consuetudine riferirsi all’edificio come allo “scuoglio di Virgilio”.

Buona parte della residenza che fu dell’imperatore Augusto finì sommersa, a causa del fenomeno del bradisismo caratteristico dei campi flegrei: per visitarla dovremo scendere sott’acqua, nel Parco Sommerso di Gaiola.

La villa del Pausilypon

Tappa 2. Il Parco Sommerso di Gaiola

Dopo le stanze che si dipanano sulla terraferma, la visita della magnificente villa che fu di Augusto continua sott’acqua, nel cuore di questo itinerario sulle tracce sommerse degli antichi sfarzi di Roma sul golfo di Pozzuoli.

All’interno del Parco Sommerso di Gaiola confluiscono i resti dei porti, delle peschiere e dei ninfei della villa, i “luoghi d’acque” in cui si soleva trascorrere i momenti d’otium in prossimità di vasche e fontane.

Laddove oggi prospera una ricca comunità di specie marine, sono ancora visibili i resti delle murenaie in cui si dice che il temibile Pollione gettasse gli schiavi per darli, vivi, in pasto alle murene.

L’Area Marina Protetta di Gaiola, nella foto sotto, è stata istituita nel 2002 e si estende dal borgo di Marechiaro sino alla Baia di Trentaremi.

Tra i diversi percorsi di visita a disposizione, è possibile optare per la visita guidata su uno speciale battello dal fondo trasparente oppure si può scegliere, se si dispone di brevetto da sub, di immergersi nel Parco tra antiche vestigia e coralli.

A pochi passi dal Parco si trova la Spiaggia della Gaiola, tra le più belle e suggestive spiagge libere di Napoli. La conclusione ideale della nostra prima giornata si nutre dell’eccezionale panorama che si può osservare dal belvedere del Parco Virgiliano di Posillipo, uno spettacolo che al calar del sole diventa magico.

Il Parco Sommerso di Gaiola

Tappa 3. Il Museo Archeologico dei Campi flegrei e il Parco Archeologico di Baia

Il Museo Archeologico dei Campi flegrei, nella foto sotto un particolare, è la meta da cui inizia il secondo giorno di questo itinerario tra l’orizzonte del golfo di Napoli e i suoi tesori sommersi.

Il museo si trova all’interno del Castello Aragonese di Baia, costruito nel Quattrocento sulle rovine di una imponente villa risalente al II sec. a.C. che si crede possa essere appartenuta allo stesso Cesare.

Il museo è una tappa che ci aiuta a capire meglio il contesto di quella che fu la civiltà della penisola flegrea nell’epoca in cui più fulgido, e dissoluto, era lo splendore dei costumi locali.

Nella sezione Baia, in particolare, si trovano le statue rinvenute per caso nel 1969 in quello che oggi è il Parco Sommerso di Baia. Qui si può ammirare una ricostruzione del Ninfeo di Punta Epitaffio, una grande sala per banchetti che si estendeva intorno ad una grande vasca centrale e che fu proprietà dell’Imperatore Claudio.

Il Parco Archeologico di Baia ci conduce al primo incontro con quello che della città di Baia è rimasto sopra il livello del mare: dalle terme imperiali alla Piscina Mirabilis, la più grande cisterna romana mai scoperta, i resti emersi di Baia introducono alla scoperta dell’incredibilmente suggestiva Baia sommersa.

Il Museo Archeologico dei campi flegrei, a Napoli

Tappa 4. Il Parco Sommerso di Baia

Arriviamo infine al Parco Sommerso di Baia, nel cuore dei Campi flegrei: a pochi chilometri di distanza dal Lago d’Averno, il Parco è un eccezionale esempio di conservazione archeologica ed insieme naturalistica dell’ambiente subacqueo.

Qui potremo visitare il vero Ninfeo di Punta Epitaffio, nella foto sotto, ed osservare le copie delle statue appena viste al museo nella loro posizione originaria.

Ma anche il mosaico a pelte in tessere bianche e nere che è uno dei simboli del Parco, insieme a tracce di strade, impianti termali e portuali e di opere d’arte come gli affreschi e le statue delle ville sommerse.

La “piccola Atlantide romana” si può visitare in acqua, su battelli con fondale trasparente oppure virtualmente, grazie a dei visori 3D che permettono di “attraversare” alcune sezioni dell’antico Lido di Baia in realtà immersiva.

Quella Baia “movimentata e sfolgorante di marmi” che nelle parole del poeta Orazio era il più splendente dei golfi offre ancora oggi un’ospitalità che non teme confronti: a Bacoli si trovano gioielli come il ristorante più romantico d’Italia e decine di locali, dalle trattorie più tradizionali ai night club a cielo aperto che con l’arrivo della sera trasformano la vita del lungomare.

Il Parco Sommerso di Baia è la Piccola Atlantide italiana