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Leonardo da Vinci e l'intrigo della Gioconda milanese invecchiata

La teoria: Leonardo da Vinci lavorò alla Gioconda per molti anni e modificò le sembianze di Monna Lisa dopo la morte della giovanissima modella

Monna Lisa era giovanissima e di Milano: la teoria

È un enigma che dura da secoli, quello che avvolge la Gioconda di Leonardo da Vinci. Il dipinto, realizzato nei primi anni del Cinquecento su una piccola tavola in legno di pioppo, è probabilmente il ritratto più celebre della storia dell’arte mondiale.

Il mistero che avvolge la Monna Lisa è parte integrante dell’inestimabile fascino dell’opera, e da secoli attira le attenzioni di esperti e studiosi – alla ricerca di nuovi indizi che rivelino finalmente dove fu dipinto il capolavoro e in quali circostanze, ma soprattutto chi era la donna ritratta da Leonardo da Vinci.

Chi è la Gioconda di Leonardo

In merito all’identità della Gioconda di Leonardo da Vinci sono state scritte migliaia di pagine. La donna fu presto identificata come Lisa Gherardini, nobildonna moglie di Francesco del Giocondo, grazie alle autorevoli note del Vasari, che in un documento del Cinquecento indicava nella Monna Lisa la moglie del nobile fiorentino.

Le stesse note, però, parlano anche di sopracciglia meravigliosamente dipinte e di fossette sulle guance, che sul volto della Gioconda del Louvre non ci sono. Su una cosa gli esperti concordano: Leonardo da Vinci lavorò per anni al dipinto, apportando diverse modifiche nel corso del tempo, per cui il Vasari potrebbe aver visto una “prima versione” della Gioconda, diversa da quella nota al grande pubblico.

In effetti, nel 2014 lo scienziato Pascal Cotte annunciò di aver individuato, grazie alle indagini effettuate con una fotocamera multispettrale ad alta risoluzione, il ritratto di un’altra donna nascosto sotto il volto della Monna Lisa.

La scoperta sembra confermare sia la teoria dello studioso Silvano Vinceti per cui esisterebbe una prima versione della Gioconda, “più giovane e dal sorriso malinconico”, sia l’ipotesi della ricercatrice Carla Gori, che sulla Gioconda ha formulato una teoria complessa e ben documentata, che parte proprio dall’identificazione della donna ritratta da Leonardo.

La Gioconda era una Sforza?

Secondo la studiosa, che ha pubblicato decine di saggi sull’opera di Leonardo da Vinci, la Gioconda è Bianca Giovanna Sforza, l’amata figlia di Ludovico il Moro morta in giovanissima età pochi mesi dopo le nozze che la unirono a Galeazzo Sanseverino, mecenate e caro amico di Leonardo da Vinci.

Il ritratto, secondo la ricercatrice, sarebbe stato un regalo di nozze per Ludovico il Moro – mai consegnato al committente a causa dell’improvvisa morte della giovane, scomparsa in circostanze misteriose quando non aveva ancora compiuto quindici anni.

Quando poi gli Sforza vennero cacciati da Milano, Leonardo fu costretto a modificare il dipinto per nascondere l’identità della giovane, erede di un ducato ormai messo al bando dalla dominazione francese. La donna “più giovane e bella” che è stata individuata sotto la Gioconda sarebbe proprio Bianca Giovanna Sforza.

Secondo la teoria di Carla Gori la Monna Lisa è milanese, e le colline e il ponte che fanno da sfondo al ritratto sono quelle di Bobbio: non soltanto perché dopo il matrimonio con Sanseverino la giovane Sforza fu signora di Bobbio, Voghera e Castel San Giovanni, ma anche perché si trovano nel dipinto stesso importanti indizi, recentemente confermati da una ricerca paleontologica che evidenzia la presenza di Leonardo in quei luoghi al tempo in cui fu eseguito il ritratto.

Un’altra ricerca a sostegno della teoria è quella dello studioso Teodoro Brescia, già noto per aver svelato diversi dettagli inediti nell’Ultima Cena di Leonardo. Secondo Brescia, Leonardo inserì uno dei suoi famosi rebus all’interno della Gioconda: dalle iniziali (specchiate) riportate negli occhi della Monna Lisa, si può giungere alla conclusione che la donna sia Bianca Giovanna Sforza.

Milano, i ricami e il destino di Monna Lisa

Il legame tra Leonardo da Vinci e il mecenate Galeazzo Sanseverino è ben documentato, come anche il fatto che Leonardo conoscesse la figlia di Ludovico il Moro, la signora di Voghera.

Nel saggio “Identikit di una Sforza: i nodi vinciani nel ricamo della Gioconda”, Gori approfondisce la questione delle origini milanesi della Monna Lisa a partire dai ricami presenti sulla scollatura dell’abito della Gioconda.

“Il disegno del ricamo sulla scollatura della Gioconda”, si legge nel saggio, “è ispirato alla moda dei “vinci”, lanciata da Beatrice d’Este nel 1493, e che è strettamente connesso al clima culturale-artistico della corte sforzesca nel periodo 1493/99, durante il primo soggiorno milanese di Leonardo”.

Inoltre, come spiega Gori in un altro lavoro di ricerca – “La Gioconda: la localizzazione del paesaggio, la moda milanese dei vinci, il parallelo con la Belle Ferronnière” – la lavorazione sul bordo del parapetto della Gioconda è molto simile a quello che si vede appunto sul ritratto leonardesco della Belle Ferronnière, l’ultima amante del Moro, come anche il tipo di sfumato realizzato da Leonardo sui due ritratti, dipinti a pochi anni di distanza.

“Leonardo trattenne presso di sé fino alla morte quel ritratto, facendone opera interamente e profondamente sua”, si legge in un altro saggio di Gori, “e nel corso di quella rielaborazione è intervenuto su lungo arco di tempo sul progetto iniziale”.

La Gioconda, mai consegnata al Moro a causa della tragica scomparsa della giovane Bianca, venne “invecchiata” successivamente da Leonardo, fino a perdere le sembianze della donna e trasformarsi nell’enigmatico e immortale testamento del genio del Rinascimento.