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In Italia addio alle sigarette entro 10 anni: l'idea

Marco Hannappel, amministratore delegato e presidente di Philip Morris Italia, in un'intervista parla di un futuro senza sigarette in Italia

Sigaretta

L’Italia potrebbe dire addio alle sigarette entro 10 anni. Lo prevede – e anche se lo augura – l’amministratore delegato e presidente di Philip Morris Italia, Marco Hannappel, che intervistato dal ‘Corriere della Sera’ ha parlato di un futuro non poi così lontano in cui le classiche “bionde” verranno sostituite dall’inalazione senza combustione.

Hannappel, d’altro canto, è il presidente della multinazionale che produce anche gli stick per Iqos, il dispositivo lanciato nel 2014 che riscalda il tabacco senza bruciarlo il cui uso è aumentato esponenzialmente negli ultimi anni. E che ha portato la multinazionale a investire 600 milioni dal 2021 al 2023, in modo da adeguare i macchinari dello stabilimento di Bologna, il primo al mondo per la produzione di tabacchi da inalazione, alla nuova versione del dispositivo, in uscita a Natale.

“A livello mondiale sono attualmente 19,5 milioni i fumatori passati a Iqos, di cui oltre 2,5 milioni in Italia – ha detto Hannappel al Corriere – L’obiettivo di Philip Morris è che entro il 2025 almeno 40 milioni di fumatori che altrimenti continuerebbero a fumare sigarette, scelgano di passare ai prodotti senza combustione”. Il sogno, ha proseguito l’ad, è di rendere l’Italia il primo Paese in Europa “smoking free“, e cioè priva di sigarette.

“Nel mondo, ci arriverà prima il Giappone – ha detto al Corriere – Ma l’Italia, ferme restando le condizioni attuali anche dal punto di vista regolatorio e fiscale, ovvero con una differenziazione rispetto ai prodotti tradizionali, può diventare il primo paese in Europa senza fumatori».

In Italia fuma quasi un italiano su 4

Stando ai dati diffusi dall’Oms lo scorso 22 maggio, in occasione della Giornata Mondiale senza tabacco, quasi un italiano su quattro (il 24,2% della popolazione) è un fumatore: una percentuale che non era stata mai più registrata dal 2006.

Dopo un lungo periodo di stagnazione, nel 2022 la percentuale di fumatori italiani è aumentata di 2 punti percentuali: i fumatori erano il 22% nel 2019, ultimo anno di rilevazione pre-pandemica. Il trend rilevato nel triennio 2017-2019, che vedeva una costante diminuzione delle fumatrici, non viene invece confermato nel 2022: nel 2022 si è assistito a un incremento nella percentuale dei fumatori che riguarda entrambi i sessi.

Il consumo di prodotti del tabacco (da fumo e non da fumo) è tuttora in Italia la principa­le causa di morbosità e mortalità prevenibile. Sempre secondo i dati diffusi dall’Oms, si stima che siano attribuibili al fumo di tabacco oltre 93.000 morti (il 20,6% del tota­le di tutte le morti tra gli uomini e il 7,9% del totale di tutte le morti tra le donne) con costi diretti e indiretti pari a oltre 26 miliardi di euro (Tobacco Atlas sesta edi­zione). Per quanto riguarda i tumori, il tabacco è il fattore di rischio con maggiore impatto a cui sono riconducibili almeno 43.000 decessi annui.

I numeri del tabacco in Italia

Nel 2021 il fumo di tabacco è più diffuso nella fascia di età che va tra i 25 e i 34 anni (25.7%); in particolare, per gli uomini la quota più elevata si raggiunge tra i 25-34 anni (31.5%), mentre per le donne la fascia di età con la prevalenza più alta è quella tra i 20-34 anni, con una percentuale pari al 21% (Fonte ISTAT).

Per quanto riguarda i ragazzi, secondo l’indagine GYTS del 2018, circa uno studente su cinque dai 13 ai 15 anni ha fumato più di una sigaretta negli ultimi 30 giorni. Il fumo di sigaretta è più diffuso tra le ra­gazze (23,6%) rispetto ai coetanei maschi (16,2%): entrambi i dati sono in calo rispetto al 2014 (indagine GYTS 2018). È attualmente in corso l’ultima indagine GYTS (2022) che presto fornirà dati aggiornati.

Confermato anche l’aumento delle persone che fumano sigarette a tabacco riscaldato: 3,3% del 2022 rispetto al 1,1% del 2019, ma più di una persona su tre (il 36,6%) le considera meno dannose di quelle tradizionali.