Isola di Santo Stefano, una nuova vita per il carcere borbonico

L'Isola di Santo Stefano è considerata una delle isole penitenziario della nostra penisola, ma ora l'antico carcere borbonico potrebbe essere riconvertito

Isola di Santo Stefano

Santo Stefano èuna piccola isola del Mar Tirreno che fino al 1965 ha ospitato la sede di una delle più antiche strutture carcerarie italiane. Ora il Mibact vuole riconvertire e riqualificare questo spazio per costruire un’area espositiva e creare un importante polo culturale.

L’Isola di Santo Stefano

L’Isola di Santo Stefano si trova situata al largo della costa tirrenica fra Lazio e Campania e fa parte dell’arcipelago delle Isole Pontine. L’isola che si estende in una superficie di circa 27 ettari è al momento disabitata e ospita solo un edificio costruito nel periodo borbonico come carcere dove rinchiudere rivoltosi, camorristi e rivoluzionari. Il carcere fu poi chiuso nel 1965 e da quel momento l’isola è rimasta disabitata.

Ad eccezione di questo antico complesso, l’Isola di Santo Stefano è ritenuta una località incontaminata e selvaggia che fa parte della “Riserva naturale statale isole di Ventotene e Santo Stefano”. In quest’isola penitenziario, infatti, non si trovano né strutture, né abitazioni né spiagge, e il fatto che Santo Stefano non sia stata toccata dallo sviluppo urbanistico permette di ammirare qui splendidi paesaggi naturalistici.

Il Carcere di Santo Stefano

Edificato verso la fine del XVIII secolo durante il regno di Ferdinando IV, il carcere di Santo Stefano rappresenta l’unico esempio in Italia di carcere costruito secondo i principi del “panopticon” esposti dal filosofo e giurista inglese Jeremy Bentham (1748 – 1832).

Progettare un carcere secondo il modello “pan-opticon” (termine che deriva dal greco e significa “colui che vede tutto”) permetteva ad a un unico sorvegliante di osservare (opticon) tutti (pan) i detenuti. I carcerati non potevano vedere né gli altri detenuti né il guardiano che invece aveva una completa visuale su tutte le celle.

Questo edificio circolare con 99 celle ha segnato la storia d’Italia: nel corso degli anni furono confinati personaggi anche famosi come lo scrittore Luigi Settembrini, il brigante Carmine Crocco, gli anarchici Gaetano Bresci e Giuseppe Mariani e il Presidente della Repubblica Sandro Pertini.

Progetto di riconversione del carcere di Santo Stefano

Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo (Mibact) ha ora deciso di recuperare questo complesso e riconvertirlo mantenendo integre, però, le caratteristiche che ne ricordano la sua storia.

I lavori di riqualificazione mirano a creare una nuova esperienza culturale che vuole coniugare storia, architettura e natura. Verrà creato un museo per ripercorrere non solo la storia del carcere (con biografie dei detenuti, fotografie, momenti di vita quotidiana,…) ma anche il concetto di panottico.

Ci sarà poi un’area dedicata alla storia di Ventotene e dell’Unione Europea, fino a giungere al giardino, dove i visitatori potranno fare esperienza di un nuovo modello di integrazione tra natura e architettura.

Secondo l’attuale road map i lavori termineranno nel 2025 quando questa piccola isola diventerà un importante centro culturale che attirerà visitatori non solo dall’Italia ma anche dal resto del mondo.