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Briatore, caso Crazy Pizza: risposta del pizzaiolo alle critiche

Dopo la bufera sulla "Crazy Pizza" di Flavio Briatore, ecco la risposta del pizzaiolo di Reggio Calabria Giorgio Riggio alle critiche sui social network

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Crazy Pizza di Briatore: la risposta del pizzaiolo alle critiche

Dopo la bufera sulla “Crazy Pizza” di Flavio Briatore, alle prese anche con il focolaio di Coronavirus al Billionaire, è arrivata la replica di Giorgio Riggio, il pizzaiolo di Reggio Calabria che lavora alle dipendenze dell’imprenditore.

La pizza venduta nel nuovo locale di Montecarlo di proprietà di Flavio Briatore (il terzo “Crazy Pizza” dopo quello di Porto Cervo e quello di Londra) è stata duramente criticata sul web.

Al di là delle considerazioni sul prezzo (la pizza margherita costa 15 euro, quella con prosciutto crudo di Parma 26,50 euro, fino ad arrivare ai 45 euro della pizza col tartufo), la pizza margherita del “Crazy Pizza” di Montecarlo è stata criticata soprattutto per il colore pallido del pomodoro, i bordi bruciacchiati e la consistenza.

In un’intervista a ‘Reggio Today’, Giorgio Riggio, che lavora nel “Crazy Pizza” di Londra, ha replicato così: “Non è una pizza napoletana. Stanno criticando un prodotto che ‘offenderebbe la vera pizza’. Prendo le difese del prodotto che proponiamo. Non si può paragonare a quella napoletana, sono due cose diverse, ma è sempre un’immagine d’italianità all’estero”.

La “Crazy Pizza” è così descritta da Riggio: “È classica, porta avanti l’italianità. È sottile, croccante e senza bordo. Ha tutti gli ingredienti base per una pizza normale e di primissima qualità. I prodotti sono tutti italiani, la mozzarella la facciamo noi sul posto. Invito i napoletani che criticano e polemizzano a non farlo, perché nessuno ha detto che facciamo una loro versione. Lavoriamo con un forno italiano, ma non ha la tecnica della pizza napoletana, come non ce l’ha nemmeno chi si spaccia per pizzaiolo napoletano e poi fa le pizze canotto. Loro vanno attaccati che così facendo stando distruggendo la vera pizza napoletana. Se voglio una pizza soffice con cornicione vado dove fanno una buona napoletana. Il nostro prodotto non offende nulla, stiamo portando l’italianità all’estero”.

Anche Flavio Briatore, prima del ricovero per coronavirus e del botta e risposta col sindaco di Arzachena per la chiusura del Billionaire, aveva difeso la sua pizza. Su ‘Instagram’ aveva detto in merito alle critiche ricevute: “È tutta gente che non l’ha mai mangiata. È una pizza eccezionale, tutti la trovano eccezionale. È senza lievito, molto leggera. Sta dritta, certo, perché se si affloscia, come tutte le robe che si afflosciano, non vanno bene. Cretini! Non si affloscia questa, sta bella dura, dritta“. Nello stesso video, l’imprenditore ha anche annunciato l’imminente apertura, “nel giro di dieci settimane”, di un’altra “decina di pizzerie”.

Non è la prima volta che una pizza “vip” fa discutere: in passato, infatti, anche la pizza di Carlo Cracco fu subissata di critiche sui social network.