Coronavirus, no al marchio "virus free" per i prodotti italiani

Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha ribadito che non c'è contagio attraverso gli alimenti

 

Coronavirus, no al marchio "virus free" per i prodotti italiani

Non si ferma la polemica in merito alle certificazioni “virus free” richieste da alcuni paesi europei per i prodotti agroalimentari Made in Italy.

Sull’argomento si è espresso anche il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, che ai microfoni di “Circo Massimo” su Radio Capital ha dichiarato: “Capisco perfettamente il tema, però non c’è necessità di avere un marchio ‘virus free’, perché i nostri prodotti non sono diversi da prima. Non c’è il contagio attraverso, ad esempio, il vino”.

“Il ministro Di Maio – ha aggiunto Patuanelli – sta facendo un lavoro immenso di diplomazia economica con gli ambasciatori di tutti i Paesi con una campagna informativa mirata, rafforzando il sistema ICE, incrementando le risorse per 750 milioni per far percepire all’esterno che le nostre produzioni interne sono esattamente le stesse di prima, con la stessa qualità e la nostra stessa capacità di produrre beni di grande qualità”.

Nei giorni scorsi, le autorità elleniche hanno smentito la notizia di un blocco da parte della Grecia all’export di un lotto di Grana Padano senza un certificato “virus free”. Il caso era stato denunciato da Assolombarda e da Confagri.

Il direttore generale del Consorzio Grana Padano, Stefano Berni, ha precisato in una nota che il Grana Padano posto al consumo oggi è stato prodotto oltre 10 mesi fa, quando Covid-19 ancora non esisteva. Stando ai dati, in Europa nel 2018 sono state esportate oltre 1.600.000 forme e di queste poco più di 41.000 in Grecia.

In merito alla questione delle certificazioni “virus free”, la Commissione europea ha sottolineato sul suo sito che non vi è alcuna evidenza di trasmissione di COVID-19 tramite alimenti, e che pertanto misure restrittive sul commercio di prodotti alimentari sarebbero ingiustificate.

A sottolineare che il Coronavirus non ha alcuna relazione con la salubrità e la qualità degli alimenti, è stato anche il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, che ha ribadito in una nota che il Made in Italy agroalimentare è sottoposto a severe norme produttive e altrettanti controlli.

Su Twitter, il ministro per le Politiche Agricole, Teresa Bellanova, ha commentato: “I nostri prodotti sono buoni, sicuri, di altissima qualità. Lo ribadisco, #Litaliafabene”. In merito alle richieste di certificazioni “virus free” che attestino la sicurezza dei cibi italiani, il ministro Bellanova ha precisato che si tratta di casi isolati e manovre speculative tra partner commerciali che non coinvolgerebbero i Governi.