Coronavirus, la Campania dice no a cibo da asporto e consegne

Il governatore della Campania De Luca ha deciso di vietare cibo da asporto e consegne a domicilio a causa dell'emergenza coronavirus

Coronavirus, la Campania dice no a cibo da asporto e consegne

Nella serata di mercoledì 11 marzo, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato nuove misure restrittive per contenere la diffusione del Coronavirus in Italia. Nello specifico, sono stati chiusi negozi e locali in tutta Italia, ad eccezione di alcune categorie particolari che resteranno aperte per garantire i servizi essenziali e la vendita di beni necessari, tra cui la ristorazione con consegna a domicilio.

Il provvedimento del governo è stato commentato dal presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, che sulla sua pagina Facebook ufficiale ha scritto: “Necessarie e condivisibili le misure restrittive del Governo. Necessario e decisivo il senso di responsabilità di ogni cittadino italiano. Due osservazioni. Decreti e ordinanze sono efficaci se c’è chi le fa rispettare rigorosamente al di là del senso di responsabilità di ogni singolo cittadino. È assolutamente necessario un impegno straordinario, chiaro ed esplicito, di tutte le Forze dell’Ordine e anche delle Forze Armate per garantire che concretamente le decisioni siano rispettate e per sanzionare concretamente i contravventori”.

Poi è arrivata, però, una specifica: “La Campania ha una diversa posizione riguardo le consegne domiciliari, che possono essere strumenti di diffusione del contagio. Nessuna mezza misura. I casi dei singoli cittadini devono essere affrontati dai servizi sociali e dai piani sociali di zona”.

Già nella mattinata di mercoledì, il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca aveva preannunciato ai microfoni di ‘Radio CRC’ un’ordinanza per vietare il cibo da asporto e le consegne a domicilio: “Io dico di no al cibo da asporto, nonostante il Governo abbia detto sì. Lancerò l’ordinanza questa mattina (mercoledì, ndr). Se abbiamo 100 pizzerie che ogni sera fanno almeno dieci consegne a domicilio diventano mille contatti in dieci giorni, con la consegna di pizze a meno di un metro dal cliente”.

Ancora De Luca: “È una piccola cosa che rischia di creare migliaia di contatti personali e moltiplicare il contagio. Mettere in campo misure rigorose significa questo, le mezze misure non servono. Se non siamo rigorosi oggi, rischiamo di trascinarci questo problema per mesi e mesi, con una crisi economica drammatica. Tante lamentazioni sono superflue. Facciamo due settimane di sacrificio, così che dopo ci sarà una ripresa economica inimmaginabile, perché la gente avrà voglia di vivere”.