Coppa di Nestore, svelato il mistero della tomba

Uno studio rivela chi era sepolto nella tomba dell’VIII sec. a.C. in cui fu rinvenuta la leggendaria Coppa di Nestore, ad Ischia

La Coppa di Nestore

La Coppa di Nestore, nota anche come tazza di Rodi, è uno dei reperti più significativi dell’archeologia del Mediterraneo: rinvenuta durante gli scavi dell’antico insediamento greco di Pithekoussai, la Coppa di Nestore faceva parte del corredo funebre di una importante tomba rinvenuta all’interno della Necropoli, risalente all’VIII secolo a. C..

Avvolta da un mistero lungo settant’anni, finalmente la tomba di Pithekoussai è stata oggetto di una indagine che ha rivelato chi fosse seppellito nel sito di Lacco Ameno, sull’Isola di Ischia.

L’antica Pithekussai e la Coppa di Nestore

Pithekussai, o Pithecusa, è considerato il più antico stanziamento greco in Italia. I greci provenienti dall’Eubea arrivarono sull’isola di Ischia già intorno al 770 a.C. per fondare non una classica colonia, ma una vera e propria comunità mercantile che prosperò sul bacino del Mediterraneo.

La Necropoli di Pithekoussai fu rinvenuta soltanto nel 1955, durante gli scavi condotti in zona San Montano, a Lacco Ameno, ad opera dell’archeologo tedesco Giorgio Buchner.

L’insediamento di Pithekussai era abitato da una comunità mercantile multietnica in cui convivevano greci, etruschi e fenici. La ricchezza del sito, secondo lo storico Strabone, era dovuta alle importanti risorse agrarie dell’isola e alla lavorazione dell’oro e del ferro delle vicine colline metallifere toscane.

Grazie al ritrovamento della Coppa di Nestore abbiamo anche traccia della tradizione vasaia della comunità di Pithekussai: la piccola kotyle è la più antica testimonianza dell’arte vasaia greca per come si diffuse sulle coste del Mediterraneo.

La Coppa di Nestore è un reperto di straordinaria importanza per via dell’iscrizione che la lega alla tradizione omerica dell’Iliade: sulla piccola coppa è inciso il più antico frammento di poesia noto mai rinvenuto, conservato nella sua stesura originale.

«Sono la coppa di Nestore, buona a bersi. Chiunque berrà da questa coppa sarà preso da Afrodite dalla bella corona» è l’iscrizione che lega la piccola kotyle alla celebre coppa descritta dall’Iliade di Omero.

Nestore, il più saggio degli Achei, non si separava mai dalla sua Coppa, impressa nei versi di Omero “una coppa bellissima, che il vecchio portò da casa, / sparsa di borchie d’oro; i manici / erano quattro; e due colombe intorno a ciascuno, d’oro beccavano; / sotto v’era due piedi”.

Divenuta espressione corrente per definire oggetti particolarmente ricchi e sfarzosi, la “Coppa di Nestore” rinvenuta ad Ischia è considerata dagli archeologi come un oggetto non certo sfarzoso, ma di fondamentale importanza per comprendere quali fossero gli scenari di vita della comunità pre-classica di Ischia.

Il mistero della tomba della Coppa di Nestore

Sino ad oggi si è creduto che nella tomba risalente all’VIII secolo che prende il nome dalla coppa omerica fosse sepolto un ragazzo tra i 10 e i 14 anni.

Una nuova ricerca, pubblicata sulla rivista PLOS ONE, vede la collaborazione dei laboratori del Servizio di Bioarcheologia del Museo delle Civiltà di Roma, la Soprintendenza per l’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli e ricercatori dalle Università di Padova, Kent e Roma.

Lo studio mette in dubbio l’originaria interpretazione della sepoltura, gettando “nuova luce sull’identità biologica di chi venne sepolto con la Coppa di Nestore” come spiega al Messaggero la bioarcheologa Melania Gigante, dell’Università di Padova.

Le analisi hanno visto le più avanzate tecniche di indagine laboratoriale impegnate nello studio dei resti, perlopiù cremati, ed hanno permesso di identificare “almeno tre individui adulti di diversa età alla morte”, dichiara Gigante.

È stato così appurato che insieme alle tre persone fossero sepolte nella tomba degli altri animali, nello specifico ovicaprini, volatili e forse anche un cane. È stato l’esame della microstruttura ossea a rivelare la natura dei diversi materiali rinvenuti all’interno della sepoltura.

Nessun “individuo in accrescimento”, dunque, ma resti umani e faunistici sepolti insieme: un elemento importante per la ricostruzione del rituale funerario e delle usanze di Pithekoussai.

La tomba della Coppa di Nestore non era quindi la sepoltura di un ricco ragazzino, come si credeva.

È a partire da qui che gli assetti culturali e sociali dell’antico insediamento greco potranno essere reinterpretati, e la conoscenza della più antica civiltà greca in Italia alleggerita dell’alone mistero che da sempre l’avvolge.