Amatrice perla del Tronto

Amatrice è bella cittadina, del Parco Nazionale del Gran Sasso, famosa il tutto il mondo per il suo sugo all’amatriciana. Circondata da laghi, tra cui il meraviglioso lago di Scandarello, deve la sua rinnovata notorietà al devastante terremoto del 24 Agosto 2016.

Amatrice (RI), 955 sul mare, è una bella cittadina agricola e località turistica del Tronto. Situata in una conca dei Monti della Laga, in bella posizione nella Valle del Velino, nel Parco Nazionale del Gran Sasso,  si trova immersa in una natura rigogliosa con molti corsi d’acqua e laghi, tra cui il meraviglioso lago di Scandarello. Centro abitato fin da epoche preromane, l’attuale impianto urbanistico risale alla metà Cinquecento, quando fu ricostruita con pianta e strade parallele, dopo la distruzione ed il saccheggio avvenuti nel 1529 a opera di milizie francesi. Molto interessanti sono la Torre Civica del XIII secolo, miracolosamente scampata al terremoto, e la chiesa gotica di Sant’Agostino che vanta affreschi di sicuro pregio. A questi vanno aggiunte le chiese di San Francesco e di Santa Maria di Porta Ferrata.

Terremoto
Il terremoto del 24 Agosto 2016 ha devastato la cittadina: molte le vite umane spezzate, il centro storico distrutto, gravissimi i danni registrati ai beni monumentali.

La splendida facciata della Chiesa di San Francesco, risalente al trecento, subisce dei crolli, e perde il suo oculo. Ancora è incerta, invece,  la sorte degli affreschi seicenteschi, tra cui il trecentesco affresco dell’altare col Giudizio Universale.

La Chiesa di Sant’Agostino, eretta nel 1428 a ridosso delle mura antiche, che esibiva un portale tardo gotico: crollata la porta, sono scomparsi il tetto e il rosone.

Crollato anche il museo civico Cola Filotesio , che accoglieva il reliquiario della Madonna di Filetta e le croci processionali di Pinaco-Arafranca e Preta del XV secolo.

Tradizioni
Amatrice è famosa per il sugo all’amatriciana, che originariamente veniva preparato dai pastori, con gli ingredienti a loro disposizione sulle montagne quando seguivano al pascolo le loro greggi. Gli ingredienti erano: guanciale a cubetti o fettine sottilissime, pecorino e spaghetti, piatto che veniva tradizionalmente chiamato “unto e cacio”. Successivamente la ricetta fu ingentilita con l’aggiunta di pomodoro e pochissimo olio d’oliva. La diffusione si ebbe nell’Ottocento, quando molti amatriciani emigrarono a Roma a causa della crisi della pastorizia e trovarono occupazione nel campo della ristorazione, facendo conoscere il piatto tipico dei loro avi: l’amatriciana. Tanto profonda era questa tradizione, che Amatrice divenne la città dei cuochi dei Papi.

Ogni anno, nell’ultimo fine settimana di agosto, si tiene la “sagra degli spaghetti all’amatriciana“, una festa gastronomica che si tiene dal 1966 e costituisce una delle principali attrazioni turistiche, pur non avendo origini tradizionali. Lo storico Hotel Roma, che era considerato il “tempio” dell’amatriciana autentica, uno dei simboli della città, è andato anch’esso distrutto dal terremoto del 2016.

Ancora oggi nei menù dei ristoranti si trovano le due ricette: la tradizionale detta comunemente anche gricia e quella con la salsa di pomodoro. Molti ristoranti, però, propongono una ricetta sbagliata, che fa uso di pancetta (al posto del guanciale), cipolla e olio d’oliva.

Altro piatto della tradizione, sono gli Gnocchi ricci, realizzati con acqua, farina e uova; vera specialità, devono il nome al caratteristico riccio dato schiacciandoli con le dita. Tramandati di generazione in generazione,  vengono considerati il piatto più antico della gastronomia amatriciana.

 

 

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