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Trichinosi a San Marco in Lamis, allarme: cos'è e zone a rischio

Accertati casi di trichinosi a San Marco in Lamis: cos'è la malattia legata al consumo di carne, quali sono le cause, i sintomi e le aree a rischio

Allarme trichinosi in Italia

Scatta l’allarme trichinosi in Italia: sono stati accertati dieci casi a San Marco in Lamis, in provincia di Foggia. La diffusione sarebbe stata provocata da un pasto a base di cinghiale dopo una battuta di caccia.

Casi di trichinosi in provincia di Foggia

La Asl ha effettuato delle verifiche su alcuni alimenti in seguito alle segnalazioni di diverse persone colpite dalla zoonosi causata dal consumo di carne contaminata. Secondo gli igienisti della Asl di Foggia, dietro il parassita ci sarebbe il consumo di carne di cinghiale non controllata, arrivata sulle tavole dopo una battuta di caccia sui Monti Dauni.

La prima persona positiva alla trichinellosi (o trichinosi) è stata ricoverata presso la Casa Sollievo della Sofferenza, l’Ospedale fondato da San Pio di Pietralcina a San Giovanni Rotondo. Gli altri positivi sono arrivati nei vari pronto soccorso della zona e avrebbero ricevuto una terapia domiciliare che serve a debellare il parassita.

Cos’è la trichinosi (o trichinellosi)

La trichinosi (o trichinellosi) è una zoonosi che viene causata dall’ingestione di carne cruda o poco cotta, derivanti da suini, cinghiali ed equini e contenente larve di nematodi del genere Trichinella. Come riferisce il Ministero della Salute, la trasmissione all’uomo arriva nelle aree del mondo dove vengono consumati generalmente alimenti a base di carni crude o poco cotte e i loro derivati, provenienti da animali non sottoposti a controlli veterinari.

Cause e sintomi della trichinellosi

Solitamente la trichinellosi (o trichinosi) non presenta segni o sintomi patognomonici: durante le prime fasi del decorso clinico la malattia può essere scambiata per una semplice influenza. La gravità dell’infezione nell’uovo varia a seconda della dose di larve infettanti che si liberano dai tessuti dell’ospite nello stomaco, passando per l’intestino tenue.

A seconda della dose di larve infettanti ingerite cambiano le forme della zoonosi che può portare a complicazioni cardiocircolatorie, respiratorie e/o neurologiche e in alcuni casi anche al decesso.

Prevenzione e terapie della trichinosi

Al fine di prevenire l’infezione umana dalla trichinosi (o trichinellosi) bisogna evitare di consumare carni crude o poco cotte e i loro derivati di suino, equino o cinghiale che non siano state sottoposte a preventivo controllo veterinario. La cottura della carne a 65 gradi uccide il parassita, ma è importante che tale temperatura venga raggiunta nel cuore del prodotto carneo.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità che nel 2023 ha lanciato un allarme per lo stress idrico dell’Italia, raccomanda il trattamento con un antielmintico associato a un antiinfiammatorio da iniziare al più presto dopo la diagnosi.

Trichinellosi (o trichinosi): le aree a rischio

Esistono diverse specie di trichinellosi (o trichinosi): una, la T. spiralis, è cosmopolita, mentre le altre variano a seconda delle aree. Alcune sono più comuni nelle zone artiche e subartiche di Asia, Europa e Nord America, altre in Asia Occidentale e Africa settentrionale, altre ancora negli Stati Uniti, in Canada e in Giappone.

In Europa la prevalenza dell’infezione nell’uomo si è ridotta drasticamente nell’ultimo decennio grazie all’incremento dei controlli veterinari e all’educazione dei cacciatori e consumatori. In Italia, da dieci anni a oggi, le carni e i loro derivati di cinghiali provenienti dall’attività venatoria e non sottoposti al controllo veterinario hanno rappresentato la principale fonte di infezione.

Trichinosi (o trichinellosi): i precedenti casi in Italia

In Italia ci sono stati diversi casi di trichinosi (o trichinellosi) negli ultimi anni: nel 2022, per esempio, sono stati scoperti tre casi a Orgosolo, nel nuorese. A dicembre dell’anno precedente, invece, era stato abbattuto un cinghiale infetto in Calabria, nel territorio di Rose, in provincia di Cosenza.

Diversi i casi risalenti al 2020, quando circa venti persone della zona della Val di Susa tra cacciatori, amici e parenti, sono stati colpiti da trichinellosi per aver mangiato salumi freschi di carne di cinghiale macellata in proprio.