A Calenzano la prima miniera italiana di Bitcoin

In una capannone in provincia di Firenze tre giovani imprenditori hanno allestito una fabbrica di criptovaluta dove si estrae l'oro 4.0

A Calenzano la prima miniera italiana di Bitcoin

Nel capannone situato a Calenzano, alle porte di Firenze, si produce ricchezza digitale. Nell’ampio ambiente che non nasconde un passato votato a fabbrica manifatturiera non ci sono lavoratori umani all’opera, ma una fila sterminata di tower del Pc intenti ad estrarre dalle miniere del web manciate preziosissime di Bitocoin, la criptovaluta che ha rivoluzionato il concetto stesso di investimenti di denaro in internet e che nel corso degli anni ha premiato lungimiranti investitori che hanno visto decuplicare i profitti nel giro di pochi mesi.

Fin ora in Italia avevano provato ad estrarre Bitcoin soltanto privati cittadini con il pallino dell’informatica e professionisti con computer dall’eccezionale potenza di calcolo. Bitminer Factory di Calenzano attua un approccio pragmatico all’estrazione della cripto valuta. La fila di computer estrae Bitcoin con la stessa regolarità con cui la zecca dello Stato stampa moneta. Un approccio industriale che pone la Bitminer Factory di  Gabriele Stampa e Gabriele Angeli di fronte all’esigenza di produrre molta criptovaluta con il minor dispendio di energia possibile. Estrarre Bitcoin dalla rete, infatti, non è affatto semplice. Per guadagnare cifre alte è necessario impegnare i computer in operazioni di calcolo complicatissime che richiedono un dispendio di energia titanico. Secondo le ultime stime, la produzione di Bitcoin richiede l’utilizzo di quasi 30 TWh, una mole impressionante di energia. Basti pensare che tale energia sarebbe capace di alimentare almeno 2 milioni di case americane. Che per quanto riguarda il dispendio di energie non sono mai stati particolarmente lungimiranti.

A Calenzano la prima miniera italiana di Bitcoin 2Le decine di computer impegnati a lavorare nei capannoni di Calenzano ricavano buona parte dell’energia da fonti rinnovabili, consentendo così un risparmio di energia notevole.

La miniera di Bitcoin non si occupa solo di estrazione, ma anche di assemblaggio di computer in grado di estrarre criptomoneta anche da casa. Al costo di 6.000 euro ci si può aggiudicare una macchina capace di produrre ricchezza virtuale. Tenendo conto dell’andamento attuale del mercato, gli imprenditori del Bitcoin potrebbero rientrare delle spese entro un anno e poi iniziare a guadagnare. Un vero affare, sempre che il mercato regga all’eventuale bolla ormai paventata da molti esperti economisti. Meglio rendersene conto prima di investire denaro in un settore che non rappresenta un eterno albero della cuccagna, come ben sottolineato dai proprietari della miniera di Bitocoin.

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