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La pasta Cacio e Pepe è diventata un "caso"

Il Nutriscore boccia il pecorino romano e mette a repentaglio la pasta Cacio e Pepe, uno dei piatti simbolo della tradizione gastronomica italiana

Pasta Cacio e Pepe: il caso

L’ombra del semaforo del Nutriscore incombe su uno dei piatti più famosi della cucina italiana: la pasta Cacio e Pepe, vero e proprio gioiello della gastronomia tricolore. L’etichetta boccia la specialità caratteristica del Lazio, suscitando la reazione di Coldiretti.

Cacio e Pepe: il “caso” Nutriscore

Il Nutriscore è fondamentalmente un sistema di etichettatura che associa una scala cromatica e una alfabetica ai piatti e ai prodotti. La scala cromatica va dal verde acceso al rosso intenso, mentre quella di tipo alfabetico assegna un voto. Entrambe servono per classificare i valori nutrizionali del cibo.

In questo caso il Nutriscore ha bocciato il pecorino romano, perché considerato non salutare. E di conseguenza, mette a rischio la pasta Cacio e Pepe, una delle specialità italiane più famose e apprezzate a livello nazionale e internazionale, inserita nella classifica dei dieci piatti regionali più amati in Italia e nel mondo.

Non è la prima volta che il Nutriscore mette a repentaglio un prodotto del nostro Paese. Il “bollino nero” sul vino italiano aveva già scatenato diverse polemiche dal momento in cui la valutazione non fa alcuna distinzione tra abuso e consumo di alcol, “bollando” il vino come prodotto pericoloso.

Cacio e Pepe a rischio, la reazione di Coldiretti

Già in voga in Paesi come il Belgio, la Germania e Francia, il sistema di valutazione Nutriscore è al vaglio dell’Unione Europea che si esprimerà sulla sua adozione in tutto il continente nel mese di giugno. La Coldiretti lo ritiene uno strumento semplicistico e pericoloso che non tiene minimamente conto della complessità della dieta mediterranea e delle abitudini, alimentari e non, delle diverse regioni d’Europa.

A tal proposito David Granieri, il presidente di Coldiretti Lazio, ha espresso tutte le sue perplessità nei confronti del sistema di valutazione: “Se il Nutriscore venisse approvato dall’Unione Europea sparirebbero dalle tavole le eccellenze locali che caratterizzano i nostri territori e con la loro la storia e le tradizioni che li accompagnano – le parole di David Granieri riportate dal sito ufficiale della Coldiretti – i sistemi di etichettatura a colori come il Nutriscore escludono paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali, che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta.

L’etichetta nutrizionale a colori boccia ingiustamente quasi l’85% in valore del Made in Italy a denominazione di origine (Dop/Igp), che la stessa Ue dovrebbe invece tutelare e valorizzare, soprattutto nel tempo del Covid – ha spiegato il presidente di Coldiretti Lazio – La pandemia ha dimostrato quanto sia importante l’alimentazione e quindi la salute ed è su questo che bisogna lavorare”.

La bocciatura del pecorino romano, specialità di cui sono nate tre nuove versioni Dop,  mette a rischio la Cacio e Pepe, creando un vero e proprio caso. Coldiretti si è già espressa in maniera negativa nei confronti di questo metodo di valutazione. Paesi come la Francia, il Belgio, la Spagna e la Germania sono favorevoli al Nutriscore, mentre l’Italia sostiene il Nutriform, considerato più adeguato in quanto aiuta a comprendere l’apporto nutrizionale della porzione di alimento consumata.