Napoli, la casa di Totò cade a pezzi

Scatta il nuovo allarme a Napoli: la casa in cui visse Totò sta cadendo a pezzi

Napoli, la casa di Totò cade a pezzi

La casa in cui visse Totò a Napoli sta cadendo a pezzi. L’allarme sull’appartamento situato al civico 109 in via Santa Maria Antesaecula era stato già lanciato nel 2017, a causa di finestre e imposte del balcone mancanti, pavimenti rotti, polvere, calcinacci e fili penzolanti della luce; ora, a distanza di tre anni, la situazione non appare migliorata.

La casa dove visse Totò, nel rione Sanità di Napoli, è stata acquistata anni fa all’asta giudiziaria dalla signora Canoro e il figlio Giuseppe De Chiara.

L’abitazione apre soltanto il 15 di febbraio e il 15 di aprile di ogni anno, rispettivamente nell’anniversario della nascita e della morte del “Principe della risata“. Il palazzo nel quale si trova l’appartamento, però, resta sempre visibile durante tutto l’anno, mostrando gli evidenti segni del tempo e dell’incuria tra cassonetti della spazzatura, facciate senza intonaco, pareti imbrattate e balconi fatiscenti.

Proprio in questo appartamento collocato al primo piano, Totò ha mosso i suoi primi passi e ha iniziato ad imitare i passanti osservati dal balcone, guadagnandosi il nomignolo di “‘O spione“.

Una lapide ricorda che al civico 109 nacque Totò, ma si tratterebbe di un falso storico: l’artista è nato in una casa al civico 107, il palazzo accanto a quello della lapide, e, quando aveva pochi mesi di vita, si è trasferito nell’appartamento al primo piano che De Chiara e sua madre hanno poi acquistato all’asta giudiziaria.

L’acquisto all’asta, completato per 15 mila euro dopo 11 battute andate a vuoto, aveva scatenato diverse polemiche per il timore che gli acquirenti volessero ridurre l’appartamento a bed and breakfast, tanto che la Soprintendenza ha deciso di mettere un vincolo demo-etno-antropologico alla casa di Totò.

De Chiara e la madre hanno anche fondato l’Associazione Il principe dei sogni, con l’obiettivo di fare della casa un ritrovo culturale. Nel corso degli anni, però, si sono trovati a “combattere” con le conseguenze di un’occupazione abusiva e con la burocrazia.

Nel 2008, la casa di Totò è stata riaperta al pubblico per 106 giorni, proiettando nell’appartamento ogni sera un film del “Principe della risata” che cambiava ogni settimana. Nel 2010 è stato restaurato il portone di ingresso, sono state acquistate le riggiole ed è stata data un’intonacata. Poi, però, si è aperta una fessurazione e, da lì, sono ricominciati i problemi. Ora, è scattato nuovamente l’allarme: la casa di Totò sta cadendo a pezzi.