A Milano un orto urbano da record: 50 ettari di prodotti a km 0

Il Comune di Milano ha approvato le linee guida per la riqualificazione della maxi area verde alle porte della città. Obiettivo, realizzare un orto urbano

orto urbano

Cinquanta ettari di orto urbano alle porte di Milano, una coltivazione di prodotti a km zero a disposizione degli abitanti una delle città più moderne e innovativa d’Italia. È il progetto su cui punta Palazzo Marino approvando le linee di indirizzo per «la valorizzazione delle aree agricole» di Trenno, quartiere nella parte occidentale del capoluogo lombardo circondato da 100 ettari di campi e aree verdi.

Il Comune nel 2019 ne ha acquistati circa la metà con l’obiettivo di mettere a punto un progetto finalizzato a rendere l’intera zona più sostenibile e produttiva: i campi verranno coltivati per avviare una produzione biologica differenziata, e l’intera zona sarà riqualificata e valorizzata attraverso la risistemazione dei sentieri e del verde e la realizzazione di piste ciclabili.

Dal Boscoincittà alle Terre in Città

L’idea non è nuova: all’estero sono state già numerose le amministrazioni che hanno puntato sull’agricoltura urbana, esempio simbolo New York con la realizzazione del Brooklyn Grange, una rete di orti urbani realizzati sui tetti dei palazzi che si estende per oltre 6.000 metri quadrati e produce tonnellate di frutta e verdura, dando lavoro a centinaia di persone. 

Milano prova a percorrere la stessa strada: come riportato anche dal Corriere della Sera, il Comune sta lavorando a una gara per individuare il soggetto che dovrà trasformare il progetto in realtà. A mettere una proposta sul tavolo era già stato il Centro di Forestazione Urbana, già firma dietro Boscoincittà, parco pubblico che si sviluppa su 110 ettari di boschi, corsi d’acqua, un frutteto e soprattutto 200 orti assegnati ai cittadini. Un progetto di enorme successo, primo esempio di forestazione urbana in Italia e realizzato da Italia Nostra, che potrebbe gettare le basi per il maxi orto urbano in zona Trenno. Il nome sarebbe in quel caso “Terre di Città” e prevedrebbe però l’utilizzo di tutti e 100 gli ettari di terreno da coltivare in maniera differenziata. Il Comune per ora ne ha acquistati, come detto, la metà, mentre i restanti sono ancora di proprietà di privati.

A oggi comunque Palazzo Marino deve ancora decidere come mettere a frutto i cinquecentomila metri quadrati già acquistati: se il progetto andasse in porto come previsto, l’esperienza milanese diventerebbe il manifesto di riqualificazioni urbane improntate sull’agricoltura e la sostenibilità.