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La Gran Bretagna "snobba" le università italiane: il caso

La Gran Bretagna ha introdotto una nuova tipologia di visto rivolta solo agli studenti che si sono laureati nelle più prestigiose università al mondo

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La Gran Bretagna

A partire dal 30 maggio 2022 la Gran Bretagna lancerà un nuovo visto speciale i laureati provenienti dalle più prestigiose università del mondo. Questi potranno trasferirsi nel Regno Unito senza bisogno di un’offerta di lavoro che attualmente risulta un requisito vincolante per chi vuole emigrare nel paese. Peccato che nell’elenco stilato dal governo inglese che comprende le più importanti università incluse nel progetto non ci sia nemmeno un istituto italiano.

I criteri per ottenere il nuovo visto nel Regno Unito

Con la Brexit il Regno Unito ha deciso di uscire dall’Unione Europea e per questo non dovrà più sottostare alle leggi vigenti in Unione in termini di migrazione. Ora si può entrare in Gran Bretagna per turismo liberamente mentre se si vuole trasferirsi nel paese è necessario avere già un’offerta di lavoro che garantisca un salario annuo minimo di 30.000 euro. Tuttavia, le cose stanno cambiando dato che dal 30 maggio il paese lancerà un visto speciale per gli studenti usciti dalle migliori università del mondo.

Si chiamano “High Potential Individual”, ovvero “Individui ad Alto Potenziale” e sono studenti laureati negli ultimi cinque anni nelle più importanti università internazionali. Le persone che soddisferanno i requisiti potranno ottenere un visto di due anni (o tre se hanno un dottorato di ricerca) anche senza avere un contratto di lavoro, basta essersi laureati in una delle università elencate nella lista dal governo. L’obiettivo di questa scelta è quello di attirare i migliori laureati e offrire alle imprese del Regno Unito l’accesso a una banca globale di talenti. Tra i requisiti che bisogna avere ci sono sia titoli economici che prerogative relative all’università in cui ci si è laureati. La scelta, quindi, non si basa sul passaporto ma sull’istituto universitario di provenienza. Per questo il Governo londinese ha stilato una lista di 37 università da cui attingere i talenti.

Per compiere la scelta il Governo si è basato sugli istituti che sono comparsi più volte nelle prime 50 posizioni nelle più importanti classifiche internazionali. In particolare, sono state prese in considerazione quella del Times Higher Education, la QS World University Rankings e la Academic Ranking of World Universities. Peccato che  in lista non ci sia nessuna università italiana.

Oltre a questo requisito i richiedenti il nuovo visto dovranno pagare all’incirca 750 euro l’anno come contributo al servizio sanitario, più 715 sterline (circa 900 euro) per la richiesta. A queste somme si aggiunge che bisogna documentare di avere sul proprio conto bancario almeno 1270 sterline (circa 1500 euro).

Dopo la Brexit il Regno Unito ha voluto completamente cambiare il proprio modello di immigrazione.  Il Governo di Boris Johnson non ricerca più manodopera o lavoratori a bassa qualifica (come camerieri, fattorini o baristi) ma punta a persone altamente qualificate e che aspirano a condividere il loro talento e a dare un contributo all’economia del Regno Unito.

Quali sono le università europee inserite in lista dal Governo inglese

Nonostante alcune università italiane come la Normale di Pisa, la Bocconi, il Politecnico di Milano o la Sapienza di Roma siano considerati da molti istituti di grande eccellenza queste non sono incluse nella lista del Governo inglese.

Nella lista pubblicata nel sito ufficiale alla sezione immigrazione compaiono ben 37 università. Tra quelle presenti ben 20 sono americane e tra queste spiccano le Università di Yale e di Harvard, Berkeley e l’Università di Stanford. A livello europeo ci sono solo cinque atenei: due Politecnici svizzeri (Losanna e Zurigo), l’Università di Monaco in Germania, l’Università di Scienze e Lettere di Parigi e la Karolinska di Stoccolma. Per il resto in classifica sono presenti il Canada con ben tre università, Cina, Singapore, Hong Kong e Giappone con due università ciascuno, a cui segue l’Australia con un istituto.