Coronavirus, i ristoranti in Italia che hanno deciso di chiudere
L'emergenza Coronavirus ha colpito il settore della ristorazione: a causa della crisi, diversi ristoranti in Italia hanno deciso di chiudere

La Fase 2 dell’emergenza Coronavirus ha spostato ulteriormente in avanti l’apertura al pubblico degli esercizi di accoglienza ristorativa e turistica al giorno 1 giugno 2020.
Una data che ha gettato nello sconforto tanti ristoratori alle prese con la drammatica situazione di crisi che ha colpito il settore. Le stime parlano di 50 mila imprese a rischio chiusura e 350 mila posti di lavoro in meno. Tanti bar, ristoranti, pizzerie, catering e stabilimenti balneari rischiano di non poter più riaprire.
Gli effetti della crisi sono già evidenti: diversi ristoranti, infatti, hanno deciso di chiudere i battenti. Ne sa qualcosa Luca Natalini, chef toscano e volto televisivo di Top Chef che ha scelto di chiudere per sempre Autem, il suo ristorante di fine dining a Langhirano, in provincia di Parma.
Stessa decisione presa dall’Enoteca Bomprezzi, storica realtà romana nell’ambito della mescita del vino a cui, negli ultimi anni, era stato affiancata l’insegna di un piccolo bistrot. L’esercizio commerciale di Roma, gestito da Sara Blandamura, non verrà riaperto il primo giugno, perché il locale non dispone dello spazio necessario per il distanziamento sociale e non gode del suolo pubblico esterno.
Scelta diversa per Federico Guardascione, titolare della pizzeria Il Colmo del pizzaiolo a Monte di Procida, provincia di Napoli. Guardascione, insieme ad altri locali dei Campi Flegrei, si è unito alla sigla #comitatoristoratoriflegrei, scegliendo di non riaprire la propria attività fino a quando le condizioni, se eventualmente esisteranno, non saranno tali da rendere sostenibile il lavoro.
Ad attendere saranno anche le pizzerie di Giuseppe Vesi, titolare di diversi punti vendita in Campania, e Ernesto Fico della pizzeria Cruisè Poggierale di Napoli: entrambi aspetteranno eventuali restrizioni minori prima di riaprire i battenti.
Situazione molto complessa per Gino Sorbillo, uno dei pizzaioli napoletani più famosi in Italia e all’estero, a capo di una catena di locali che portano il suo nome e che diversificano l’offerta sul territorio nazionale a seconda della città. Sorbillo si è fatto portavoce della battaglia dei pizzaioli campani per la riapertura al delivery che è già stato attivato nei suoi esercizi di Milano, Roma e Genova e che tornerà attivo anche a Napoli.
Per il futuro, Sorbillo ha già dichiarato che pur provano a salvare il salvabile, è consapevole del fatto che non riuscirà a mantenere tutti i suoi locali aperti, rassegnandosi all’idea di doverne chiudere qualcuno.
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