La Slovenia vuole "scippare" l'aceto balsamico all'Italia

L'aceto balsamico è in pericolo: la Slovenia chiede all'Europa di poter iniziare la produzione. L'Italia si oppone e tutela il prodotto made in Italy

Anche la Slovenia vuole produrre aceto balsamico

Il made in Italy è sempre più ambito; l’ultimo prodotto conteso è proprio l’aceto balsamico originario di Modena che la Slovenia vorrebbe accaparrarsi attraverso una richiesta ufficiale fatta all’Europa. L’azione da parte della Slovenia ha subito mobilitato Coldiretti che ha dichiarato come questa scelta potrebbe portare un danno di un miliardo di euro al settore.

L’aceto balsamico conteso tra Italia e Slovenia

La Slovenia ha notificato all’Europa la richiesta di poter apporre “aceto balsamico” a qualsiasi aceto di vino con mosto concentrato; l’Italia non ci sta e insorge cercando di tutelare il prodotto made in Italy; a difendere il patrimonio contesto c’è anche Patualli, ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali che ha già preso una posizione ferma dichiarando come sia priorità dell’attuale Governo tutelare il patrimonio enogastronomico italiano e notificando all’Europa la sua totale opposizione.

L’Europa ha chiesto tre mesi per poter decidere in merito alla questione; l’obiettivo è quello di tutelare l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena Dop, l’Aceto Balsamico di Modena Igp e l’Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Dop.

Secondo Coldiretti il problema dell’approvazione della richiesta slovena porterebbe ad accrescere il mercato del falso che ogni anno danneggia il settore made in Italy, soprattutto in ambito alimentare. Oltre ad un problema di tutela del patrimonio enogastronomico italiano si va incontro anche ad una perdita economica considerevole.

Alla scoperta dell’aceto balsamico

Il termine di aceto balsamico viene associato a condimenti ed aceti agrodolci prodotti nel circuito limitato di Modena e Reggio Emilia; il prodotto ha una storia importante alle spalle tanto da avere le prime testimonianze presso il Palazzo Ducale di Modena nel 1747.

Il termine “balsamico” viene utilizzato per distinguere questa tipologia di aceto da quello tradizionale; l’apprezzamento per il prodotto è talmente forte da produrre nel 1830 una seconda divisione tra aceti “balsamici”, “semibalsamici”, “fini” e “comuni”. Dal punto di vista di autorizzazioni la prima partita ufficiale di “Aceto Balsamico Modenese”  risale al 1933 ma è con il boom economico del dopoguerra che il prodotto inizia ad espandersi non solo in Italia ma anche nel mondo.

Esistono solamente due DOP certificati nella produzione di aceto balsamico tradizionale sul territorio e sono quello di Modena e di Reggio Emilia; entrambi procedono nella preparazione attraverso la cottura del mosto che viene poi fatto fermentare, acetificare ed infine invecchiare in botti di legno per almeno 12 anni. I due prodotti si distinguono fondamentalmente solo per la forma delle bottigliette.

La variante considerata invece “non tradizionale” viene prodotta nelle stesse zone ma viene riconosciuto come Igp solo nella variante modenese. In questo caso l’aceto balsamico si ottiene dall’unione tra mosti di uva e aceto di vino, aggiungendo talvolta caramello per stabilizzare il colore.