Nuove scoperte dagli scavi a Lugnano in Teverina

Dagli studi in atto nel sito archeologico di Villa Poggio Gramignano, nel comune di Lugnano in Teverina, sono emerse nuove interessanti scoperte

Villa di Poggio Gramignano

Dagli studi in atto nel sito archeologico di Villa Poggio Gramignano, una località che si trova nel comune di Lugnano in Teverina, sono emersi nuovi e interessanti dettagli riguardo le dimensioni dell’insediamento.

Le nuove scoperte, portate avanti da un team internazionale, fanno pensare che la villa avesse dimensioni maggiori rispetto a quelle note finora.

Nuove scoperte dagli scavi di Villa Poggio Gramignano

Grazie all’uso di georadar e di foto aeree scattate da droni è stato possibile mappare il sottosuolo ancora sommerso dell’area archeologica di colle Poggio Gramignano. Secondo quanto risultato da queste nuove ricerche, Villa Poggio Gramignano era sviluppata su una superficie di almeno 2,5 ettari. La sua estensione, quindi, sarebbe di gran lunga maggiore rispetto a quanto si era pensato finora.

Le scoperte però non sono finite qui. In una parte del territorio, infatti, era stata rinvenuta ancora anni fa una zona cimiteriale dove sono stati trovati scheletri di bambini molto piccoli. Gli studi condotti su questa necropoli suggeriscono che la loro morte sia avvenuta in un arco di tempo molto breve, dettagli che fanno pensare alla diffusione di un’epidemia di malaria.

Il sito di Villa Poggio Gramignano e la sua importanza storica

Il sito di Villa Poggio Gramignano è importante non solo dal punto di vista archeologico ma anche storico e scientifico, soprattutto per quanto riguarda la zona cimiteriale, che è nota anche come “la necropoli dei bambini”. I lavori condotti in collaborazione tra Soprintendenza dell’Umbria, Università dell’Arizona, Yale University, Stanford University e Comune di Terignano hanno portato all’analisi di un frammento osseo di uno dei 58 scheletri di bambini rinvenuti che avrebbe confermato la teoria di una morte avvenuta per malaria.

Altre analisi sono attualmente in corso su altri 11 reperti e se la teoria dell’epidemia fosse confermata questo potrebbe incidere sulle ricostruzioni storiche del tempo.

Secondo le ipotesi finora avanzate, la diffusione della malaria avrebbe in qualche modo protetto l’impero romano dall’invasione degli Unni. Il diffondersi del contagio avrebbe, infatti, convinto nel 452 d.C. Attila, re degli Unni, a ritirarsi e a rinunciare all’avanzata su Roma.

I risvolti di questo progetto, quindi, avranno importanza non solo in campo storico e archeologico, ma anche in quello scientifico dato che si dovrà avviare un’indagine sulle malaria, sulla sua diffusione e sugli effetti prodotti nelle dinamiche storiche di quel tempo.