Pompei, scoperto scheletro decapitato di un fuggiasco dall'eruzione del Vesuvio

Nell'area interessata dai nuovi scavi, rinvenuto lo scheletro di un pompeiano schiacciato da un enorme blocco di pietra

Scheletro pompei decapitato

L’immagine apparsa agli occhi esterrefatti degli archeologi impegnati negli scavi della regio V di Pompei è stata a una di quelle che non si dimenticano e che difficilmente ricapiterà di rivedere nel corso della propria carriera. Dai lavori di scavo sono riemersi femore, tibia e perone di uno scheletro ben conservato. Il torace dell’abitante di Pompei del 79 d.C. scompare in profondità, schiacciato da un enorme blocco di pietra, evidentemente sbalzato a tutta velocità dalla furente forza del Vesuvio all’apice della propria dirompente azione devastatrice.

Lo hanno chiamato “l’ultimo fuggiasco” ed è il primo scheletro rivenuto dopo l’inizio dei lavori nei 22 ettari rimasti intonsi da duemila anni a questa parte. Lo scheletro è stato ritrovato all’incrocio tra il vicolo delle Nozze d’Argento e il vicolo dei Balconi ed è destinato ad aggiungere nuove pagine di Storia agli annali dell’archeologia mondiale.

Non ce la fece a scampare a quei terribili attimi d’agosto quando in pochi secondi l’apocalisse si abbatté sui paesi che circondavano uno degli edifici vulcanici più imponenti della storia, che al momento dell’eruzione era alto almeno il triplo rispetto all’altezza che conosciamo oggi e che disegna una delle silhouette più famose del mondo. Al momento della catastrofe il Vesuvio scaraventò blocchi di pietra a decine di chilometri di distanza e propagò lungo tutto il territorio campano tonnellate di ceneri e lapilli che devastarono la zona e uccisero all’istante migliaia di persone.

Secondo le prime analisi effettuate dagli specialisti della soprintendenza, la persona di cui sono state riportate alla luce le spoglie aveva 35 anni e una gamba claudicante che con buona probabilità rallentò la fuga dall’inferno che si materializzò in pochi istanti alle falde del vulcano.

La furia del Vesuvio gli scaraventò contro un masso di centinaia di chili che lo decapitò all’istante. Stava tentando la fuga, ma ormai troppo tardi. Secondo i calchi realizzati tutto attorno all’importante scheletro che aggiunge nuovi preziosi tasselli di conoscenza all’evento catastrofico dell’agosto del 79 a.C., in strada si erano già accumulati metri e metri di lapilli e ceneri.

Difficile pensare di poter ricostruire la fisionomia del corpo di un uomo che doveva essere alto all’incirca un metro e sessantacinque e che a quanto pare doveva essere afflitto dall’artrosi.