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Lo strano destino dei castelli gemelli di Rocchette e Rocchettine

Uno è abbandonato, l'altro è un vitale centro urbano, storia e destino del castelli gemelli della provincia di Rieti

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Rocchette e Rocchettine sono due borghi gemelli nel cuore della Sabina, in provincia di Rieti. Due cittadelle fortificate risalenti al XIII secolo posto uno di fronte l’altro, arroccati sull’Imelle, uno degli affluenti del Tevere. Furono costruiti per proteggere l’importante arteria commerciale che nel periodo medievale separava Rieti dall’ampia Valle del Tevere. Conosciute anche come Rocca Bertalda e Rocca Guidonesca, col passare dei secoli e il rafforzamento di altre vie di comunicazione, persero gradualmente di importanza fino ad essere del tutto abbandonate nel XVII secolo.

La storia racconta di numerosi avvicendamenti che portarono le due cittadelle fortificate prima ad essere gestite dalla diocesi di Sabina, poi direttamente dal Vaticano, per poi passare nelle mani della famiglia Savelli e infine nelle proprietà degli Orsini.

Durante lo scorso secolo i destini dei due castelli gemelli si divisero: mentre Rocchette continua a mantenere la vitalità di un centro abitato, Rocchettine è stata pian piano abbandonata fino a diventare un rudere trascurato. Una situazione che non ha intaccato l’antico fascino che si percepisce in questi luoghi, anzi, semmai ne ha rafforzato l’atmosfera medievale che attira in questa cittadella rimasta ferma nel tempo numerosi viaggiatori in cerca di genuine suggestioni. Il profondo silenzio e i ruderi di antiche botteghe, luoghi di culto e caratteristiche abitazioni, suggeriscono all’immaginazione il passato fiorente del castello.

Anche a Rocchette, dove la commistione tra antiche architetture e nuovi edifici è ormai assoluta, l’atmosfera medievale continua ad aleggiare tra le mura del cento abitato, soprattutto nei vecchi palazzi di pietra e tra le antiche mura che coprono l’intero perimetro.  I motivi che hanno portato le due fortezze ad avere un destino così diverso rimangono ancora un mistero. Molto probabilmente il borgo castellano non è stato abbandonato in poco tempo, ma si è spopolato pian piano quando, probabilmente, i vecchi abitanti del borgo castellano hanno deciso di migrare quando è venuta meno l’esigenza di proteggersi su una sicura rocca dalle mura impenetrabili, convincendo i più a migrare verso zone più fertili e comode.

Oggi questi luoghi, posti sul confine tra Umbria e Lazio, che mantengono intatto un fascino d’altri tempi, sono raggiungibili da Rieti imboccando la strada regionale 313.