Firenze e la prigione segreta di Michelangelo, scrigno di capolavori

Nel 1530 il geniale artista fiorentino si rifugiò nei sotterranei della basilica di San Lorenzo. Qui in tre mesi disegnò dei capolavori

michelangelo stanze segrete

Nel 1530 Michelangelo Buonarroti, geniale e irrequieto artista del Rinascimento, si nascose per lungo tempo nel sottosuolo delle Cappelle Medicee. In quei giorni, col suo tratto, avrebbe arricchito di bellissimi disegni le pareti di quel rifugio. Ma cosa ci faceva Michelangelo recluso nelle viscere di Firenze per così tanto tempo? Tra il 1529 e il 1530 il re di Spagna Carlo V, dopo aver piegato la resistenza di papa Clemente VII con il sacco di Roma, decise di assediare Firenze in modo da riportare la famiglia Medici sul trono ducale.

In quei giorni particolarmente funesti, Michelangelo si nascose in una stanza della Sagrestia Nuova nella basilica di San Lorenzo. Anni addietro l’artista autore della Pietà e del David si era schierato contro i Medici e nei momenti in cui l’antica famiglia fiorentina era in procinto di restaurare il proprio potere sulla città gigliata decise bene di nascondersi, per proteggersi dalle rappresaglie.

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È probabile che rimase nelle viscere di Firenze per lunghi mesi. Per ingannare il tempo e dar libero sfogo alla sua irrefrenabile creatività, secondo le ricostruzioni, il genio fiorentino cominciò a dipingere le pareti del luogo in cui si era auto recluso. Da spazio angusto e opprimente le facciate della piccola stanza che lo ospitò per lungo tempo divennero la tela dove riversare la propria inesauribile creatività. Alcuni storici d’arte ritengono che Michelangelo tracciò una sorta di inventario della sua vita e della sua arte. I disegni, infatti, rappresentano sia opere già concluse, ma anche idee per capolavori futuri.

Questo scrigno d’arte è oggi precluso alle visite pubbliche, ma grazie al progetto multimediale “Michelangelo a Firenze” è possibile ammirare i disegni realizzati in un momento di grave difficoltà personale da parte di uno degli artisti più rappresentativi dell’arte rinascimentale.

Nella stanza di 7 metri per 2 i disegni a carboncino sono abbozzati una testa di cavallo, alcune variazioni sul tema del David la Testa del Laoconte e tanti altri soggetti. Alcuni, secondo gli esperti, denotano un tratto insicuro, probabilmente realizzati da qualche suo allievo.

I disegni vennero scoperti nel 1975 a seguito di alcuni lavori di restauro. Fu Paolo Dal Poggetto, allora direttore delle Cappelle Medicee ad annunciare il ritrovamento. Dopo attente analisi i disegni vennero attribuiti al tratto di Michelangelo.

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