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Dove mangiare la migliore Cacio e Pepe a Roma secondo Repubblica

I 30 ristoranti dove recarsi per mangiare le migliori Cacio e Pepe nei vari quartieri della capitale

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Cacio e Pepe

La Cacio e Pepe è una delle specialità più apprezzate della cucina italiana. Pochi ingredienti per un piatto di pasta gustoso che rappresenta al meglio la tradizione culinaria del nostro paese. Per chi volesse gustare questa specialità a Roma, La Repubblica ha selezionato i trenta ristoranti della capitale dove si mangia la migliore pasta Cacio e Pepe.

Da Felice a Testaccio la Cacio e pepe è un marchio di fabbrica per una storica trattoria aperta nel quartiere romano nel 1936 dove la pasta viene mantecata direttamente al tavolo dai camerieri. Chef Nabil Hadj Hassendi nel ristorante dei fratelli Alessandro e Pierluigi Roscioli prepara i tonnarelli con la farina a fontana e le uova di Parisi, servendola poi con pecorino romano stagionato 24 mesi.

L’attenzione alla qualità delle materie prime è uno dei punti di forza di Antica Pesa, ristorante dei fratelli Francesco e Simone Panello a Trastevere. Quella proposta dallo chef Heinz Beck al ristorante La Pergola dell’Hotel Roma Cavalieri è una versione della Cacio e Pepe arricchita dalla presenza di gamberi bianchi marinati al lime.

Tradizione e autenticità dei piatti nella Trattoria L’Avvolgibile di chef Alessandro Baldassarre nel quartiere appio, con un mix di varie stagionature che bilanciano la sapidità finale del piatto. Nel quartiere Flaminio, da Bistrot 64, la Cacio e Pepe viene cucinata anche dallo chef giapponese Kotaro Noda che ne ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia, utilizzando il pepe nero di Sarawak.

La Cacio e Pepe è presente nel menu di Antico Arco, al Gianicolo, fin dalla sua apertura nel 1996 e ci è rimasta anche con l’arrivo di chef Fundim Gjepali. La Trattoria Da Cesare al Casaletto propone il tonnarello grosso e consistente, rigorosamente fatto in casa. Flavio al Velavevodetto usa i tonnarelli del pastificio Gatti e in alternativa gli spaghettoni di Gragnano. Pecorino Deroma stagionato 18 mesi, invece, è il punto di forza di Vyta Enoteca Regionale del Lazio, in pieno centro storico.

Da Santo Palato si trovano tonnarelli fatti in casa spessi e cotti al dente, Da Enzo al 29 un mix di spezie composto da Sarawak, Tellicherry indiano e un pizzico di pepe di Penja del Camerun. I tonnarelli all’uovo di Tanto pe’ magnà sono conditi con il pecorino romano dell’Agro pontino stagionato 12 mesi. Quelli di Trattoria da Danilo, nel quartiere Esquilino, arrivano dal pastificio Casoli.

I fratelli Francesco e Elio Maraini, rispettivamente patron e chef della storica trattoria Checcino dal 1887 di Testaccio, preparaono quotidianamente la pasta all’uovo della Cacio e Pepe. Roma Sparita al Tuscolano la serve in una presentazione in stile anni ’80, mentre quella di Antica Trattoria Da Carlone segue rigorosamente la tradizione romana che regna sovrana in tutto il menu. La Cacio e Pepe del ristorante La Terrazza – Hotel Eden dello chef stellato Fabio Cervio diventa piatto raffinato ed elegante in una versione gourmet.

I tonnarelli del ristorante Lo’Steria di Ponte Milvio sono spessi due-tre millimetri, mentre Osteria Da Fortunata usa un pugno e mezzo di pecorino per ogni porzione di pasta. Meta obbligata Cacio e Pepe nel quartiere Prati, ristorante che già dal nome rivela la sacralità di un piatto tipico della tradizione. Un filo di olio extravergine di oliva, pepe indiano e acqua del bollitore per la Cacio e Pepe realizzata Da Francesco nel centro storico della Capitale. All’Osteria Fratelli Mori, invece, la grana del pecorino romano grattugiato deve essere la più fine possibile.

Mix di pecorino romano di una cooperativa di Oristano e pecorino Cibaria per la Cacio e Pepe di Grappolo d’Oro a due passi da Campo de’ Fiori, tonnarelli stirati a mano dal pastificio Gamberoni per quella di Roberto e Loretta in zona San Giovanni. Da provare assolutamente anche le Cacio e Pepe di Barrique-Poggio Le Volpi, Osteria dell’Angelo, Augustarello a Testaccio, Centorti-Osteria culturale e del ristorante Le bollicine di Sara Bistrot.